Cinema

Atomica Bionda: sono solo botte. La recensione del film con Charlize Theron

Atomica Bionda

Titolo: Atomica Bionda (titolo originale: Atomic Blonde)

Genere: azione, spy, dramma

Anno: 2017

Durata: 1h 55m

Regia: David Leitch

Sceneggiatura: Kurt Johnstad, Antony Johnston ha scritto “The Coldest City”, il fumetto da cui è tratto)

Cast principale: Charlize Theron, James McAvoy, Eddie Marsan, John Goodman, Toby Jones, Bill Skarsgard, e Sofia Boutella.

Parlando di Atomica Bionda non si può fare a meno di considerarne il contorno e cioè tutto quello scalpore che il film ha sollevato nelle settimane precedenti alla sua uscita.

Voluto fortemente da Charlize Theron che ne è anche la produttrice, Atomica Bionda si proponeva di dimostrare la tesi che anche un donna potesse essere una valida protagonista di un film di azione, tosta quanto un James Bond o un Jason Bourne. Se da questo punto di vista Charlize Theron e il film portano a casa una completa vittoria, l’entusiasmo va stemperandosi quando ci troviamo a giudicare la qualità oggettiva del film.

Atomica Bionda è ambientato in una Berlino sporca e decadente, illuminata da quintali di neon dai colori pop e prossima alla caduta del muro. In una situazione di tensioni e alleanze traballanti, si catapulta Lorraine Broughton, un’agente inglese esperta e implacabile, il cui compito è quello di recuperare una lista di agenti top secret prima che finisca nelle mani sbagliate.

Atomica Bionda

In Atomica Bionda i tratti caratteristici di una spy story ci sono tutti

Ci sono un ex amante ucciso da vendicare, una talpa da smascherare, dei capi poco comprensivi, loschi figuri in ogni angolo, inseguimenti e botte dure a non finire. Anche la struttura narrativa, con l’interrogatorio a fine missione che ripercorre tutti gli eventi tramite flashback, è un classico del genere ed è qui che nasce il primo problema del film. La trama è così generica e così già vista da mancare totalmente di profondità. Sembra voler portare in scena le atmosfere e gli intrighi di LeCarrè, ma la sceneggiatura manca dell’intelligenza giusta per farlo e i colpi di scena si susseguono senza nessun vero impatto emotivo, lasciando lo spettatore vagamente confuso, utili solo a passare da un combattimento all’altro.

Il regista è David Leitch, quello di John Wick, ed è vero che neanche quel film si preoccupava di fare sfoggio di una grande trama, ma allo stesso tempo è impossibile farsi coinvolgere dall’azione sullo schermo senza provare un minimo di interesse per le motivazioni dei protagonisti.

E’ l’intento della sceneggiatura a rimanere confuso. Se si voleva provare a imitare una controparte maschile di questo genere si è mancato di riconoscere che film come The Bourne Identity funzionano non soltanto per gli inseguimenti e i combattimenti adrenalinici, ma anche per una trama solida che mette in risalto dei personaggi ben costruiti. Se d’altro canto si voleva proporre una versione del genere più sopra le righe e “tamarra”, come alcuni elementi sembrano suggerire, Atomica Bionda fallisce nell’abbracciare completamente l’esagerazione e l’ironia necessari per riuscirci. Rimane così in bilico: un film confezionato con un’estetica curatissima, con una colonna sonora davvero importante, con delle sequenze d’azione impressionanti e dei protagonisti perfetti, ma privo di quell’impronta registica o di quel carattere personale che ha permesso a film come Kigsman di guadagnarsi un meritato successo.

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Una protagonista perfetta

Ciò che redime il film è ovviamente la sua protagonista. Charlize Theron, reduce dal successo di Mad Max che ha reso il suo personaggio Furiosa uno dei punti più alti del film, è sfavillante nel ruolo dell’agente dell’MI6. Bellissima, stilosissima, gelida e spietata. La determinazione e la dedizione che ha messo nel personaggio sono evidenti in ogni singola scena. Sempre più dolorante e livida, Lorraine Broughton non cede mai, lanciandosi in un combattimento sanguinoso dietro l’altro. Le coreografie delle scene di azione sono impeccabili, in special modo quella in cui Lorraine cerca di difendere un agente della stasi in fuga. Con armi vere e proprie, o gli oggetti più disparati o i semplici pugni nudi, rimbalza da una parete all’altra, dall’appartamento alla tromba delle scale fino a giù in strada, abbattendo un nemico dietro l’altro senza pietà. La scena è filmata in modo perfetto e sembra quasi un unico piano sequenza, confermando che i combattimenti e le scene di azione sono l’unico vero cuore pulsante del film. Ma anche queste a lungo andare, tenute insieme da una trama davvero debole, corrono il rischio di annoiare lo spettatore, soprattutto quando si trascinano all’infinito in un parossismo di violenza.

Convince anche James McAvoy nella parte dell’agente che, abbandonata ogni regola, si barcamena in una città complicata badando solo ai propri interessi. Non ha moltissimo su cui lavorare e le sue motivazioni restano fumose, ma è chiaro che si gode con entusiasmo la parte dell’agente affascinante, senza principi. Anche il resto del cast è pieno di volti noti e importanti ma che hanno, ahimè, ben poco da fare.

La risposta è quindi sì, le donne possono picchiare duro quanto gli uomini e possono farlo su improbabili tacchi a spillo e con scomode minigonne. Possono abbandonarsi a scene di sesso bollenti con spie affascinanti, esattamente come James Bond, e possono mostrare un volto livido e ammaccato con sfacciataggine, senza preoccuparsi di nasconderlo. Come donna accolgo positivamente la possibilità di avere più protagoniste femminili in ruoli anche duri come questo, ma avrei decisamente preferito vedere qualcosa di originale e meglio studiato, piuttosto che una copia non molto ispirata di quanto già visto infinite volte con protagonisti maschili.

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