Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones e il bottino di un episodio perfetto. Recensione episodio 7.04

HBO

Si è parlato tanto degli effetti di questa settima stagione di Game of Thrones così corta. Trama troppo accelerata, introspezioni dei personaggi non approfondite e un generale senso di fretta che pervade ogni scena. Eppure in questo quarto episodio il freno a mano è stato finalmente tirato. La conseguenza più evidente, è stata uno sbalzo di qualità verso l’alto che ha prodotto uno degli episodi più godibili di Game of Thrones degli ultimi anni.

Una battaglia memorabile

Parliamoci chiaro: la battaglia finale è stata un qualcosa di esaltante. Non c’è confronto con quella dei Bastardi per il semplice motivo che sono due tipologie di battaglie diverse da rappresentare, ognuna delle quali è risultata un piccolo gioiello. Se infatti nella sfida tra Jon Snow e Ramsay gli uomini si sono scontrati a viso aperto, l’uno contro l’altro, come soltanto gli antichi romani sapevano fare, qui assistiamo all’impotenza degli stessi umani di fronte ad un evento fantastico, per non dire divino. L’intervento di un drago. Non era semplice rappresentare un drago che stermina umani, che brucia carri e che semina il panico negli animi. E non parlo di CGI, ma di quelle riprese particolari che sono andate a cogliere anche i dettagli: i volti impauriti, i cavalli che calpestavano le ceneri di quelli che un minuto prima erano in vita, gli uomini disperati che si gettano in acqua per alleviare le loro sofferenze. Tutti dettagli che potevano essere evitati (come tante volte è successo in passato) ma che stavolta hanno arricchito la battaglia di una umanità senza precedenti.

Game of Thrones 7x04

Lo scontro intero è stato costruito in un climax di tensione fino alla caduta nell’acqua di un Jaimie destinato ad affogare. Le sorti della battaglia, l’intervento di Bran, il dubbio che la Khaleesi possa essere davvero in pericolo a causa di quella balestra: tutto ben poco prevedibile e ben lontano dall’avere un esito scontato. Una sequenza di eventi elaborati sapientemente per tenere tutti incollati allo schermo con il respiro mozzato.

Un bravo doveroso dunque a tutti gli sceneggiatori e registi che hanno reso possibile un episodio del genere. Game of Thrones molto spesso è sopravvalutato sia se lo si rapporta al livello qualitativo generale, sia se lo si rapporta alla vastità del pubblico che raggiunge (e che di conseguenza, lo sopravvaluta). I difetti delle scorse puntate, delle scorse stagioni, di certo non scompaiono come neve al sole. Il punto però è che quando Got si impegna a fare quello che sa fare bene, ovvero intrattenere, ci riesce alla grande. Ed è per episodi come questo che anche gli spettatori più scettici aspettano intere stagioni.

Una prima parte ben elaborata

Anche la prima parte di questo The Spoils of War è stata sapientemente elaborata. Perché si poteva arrivare a questo scontro un po’ inatteso in maniera frettolosa e facendo abuso di teletrasporti (come detto, i difetti delle scorse puntate non sono dimenticati) ma non è successo. Il ritorno di Arya a Winterfell, ad esempio, ha avuto tutto il minutaggio necessario per far capire a Sansa che è tornata a casa una sorella ben diversa da quella che era data per morta. Il duello d’allenamento con Brienne è stato una gioia per occhi.

Stesso discorso per Bran, che ormai sarebbe giusto chiamare Corvo a Tre Occhi. Molto curiosa anche la presenza costante di Mark Gatiss nei panni del banchiere. In una stagione che non può permettersi di mostrarci più del dovuto, perché il denaro è così importante nel futuro dei Lannister? Probabilmente perché sarà la loro stessa rovina? In fondo, i Lannister pagano sempre i loro debiti: non farlo significherebbe cessare di esistere.

Una menzione anche alle scene con la Khaleesi e Jon Snow. Nonostante il colpo di fortuna della grotta proprio dietro l’angolo nella quale sono rappresentati proprio quelli della Notte, vederli diventare alleati in una maniera così originale è inatteso. Certo, era prevedibile che alla fine si avvicinassero, ma non così, dopo una gitarella intima nei meandri della terra. Chissà che non facciano anche un pensiero all’unione delle loro famiglie, prima che qualcuno dica loro di essere imparentati. Bran, pensaci tu.

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