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Twin Peaks: il nono episodio mette in relazione tutte le trame

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Showtime

Dopo la pausa per i festeggiamenti del 4 luglio, dopo soprattutto l’episodio 8 e la descrizione dell’origine del male, Twin Peaks torna con una puntata totalmente dedicata a coloro che fino ad oggi non hanno fatto altro che ripetere di trovarsi di fronte ad una serie lenta, senza senso e che non va da nessuna parte. Gli stessi che, probabilmente, due settimane fa hanno deciso definitivamente di abbandonare la serie, a meno che non l’avessero già fatto prima. Per tutti gli altri è arrivata la ricompensa.

Arrivato a metà del suo cammino, Twin Peaks ha ormai scollinato e il resto del percorso è tutto in discesa. Le singole trame, infatti, iniziano ad intrecciarsi e ad acquistare senso compiuto all’interno del mondo creato da Frost e Lynch, i quali, dal canto loro, non si risparmiano nel scimmiottare gli spettatori. Tutti gli spettatori, non solo quelli di Twin Peaks, in particolare quelli disattenti, attraverso un Albert (e chi se no?) in gran spolvero: “What happens in season two ?”.

Albert, Gordon, Tammy e Diane si spostano a Buckhorn dove la storia di William Hastings entra di prepotenza all’interno della poetica della serie: il preside è una sorta di appassionato del paranormale, ha creato un blog (realmente esistente, in pieno stile anni ’90, quando i blogger non esistevano, e ricco di easter eggs) e insieme all’amante Ruth è riuscito a penetrare in un’altra dimensione, dove ha incontrato il Maggiore Briggs. Finalmente ci viene dato un indizio significativo riguardante la scomparsa della testa dal cadavere del militare: chieste e ottenute delle coordinate, il Maggiore Briggs ha iniziato a fluttuare e a pronunciare il nome di Cooper, dopodiché la sua testa è scomparsa e la situazione tutt’attorno è precipitata e qualcuno ha ucciso Ruth, non prima di aver minacciato William.

Il Maggiore Briggs è la figura centrale di questo nono episodio. Se da un lato le indagini sulla sua scomparsa iniziano a compiere passi in avanti, dall’altra la sua storia ci riporta indietro al Twin Peaks della serie anni ’90. Continui balzi avanti e indietro nel tempo, realmente accaduti nel mondo diegetico della serie televisiva: attraverso delle visioni, delle premonizioni o dei veri e propri salti temporali, il Maggiore ha istruito anni addietro la moglie, lasciandole un messaggio per Hawk, Truman e in particolare per Bobby. Un messaggio dove si fa riferimento ai due Cooper e a un terzo Cooper non completo (Dougie?), ricco di lettere e numeri come fosse un messaggio in codice, con le istruzioni per proseguire le indagini. Istruzioni che fanno riferimento al Palazzo di Jack il Coniglio (animale che puntuale ritorna nella filmografia di Lynch) e all’infanzia di Bobby. L’ex bullo della scuola sembra comprendere solo ora l’importanza che da figlio ha rivestito per il padre. Finalmente è diventato quell’uomo felice, pieno di armonia e di gioia che il Maggiore aveva visto in sogno (e che in una scena del Twin Peaks originale aveva descritto al figlio ribelle).

I personaggi di Twin Peaks sono maturati, sono cresciuti e alcuni di essi hanno fatto pace col proprio vissuto. In una piccola scena, Lynch racchiude tutta la vita di Bobby, l’infanzia felice, l’adolescenza problematica (caratterizzata anche dalla morte di Laura) e l’età adulta pacifica. I continui salti nel passato e nel futuro di questo nona puntata non devono sorprendere: in una scena tagliata di Fuoco Cammina Con Me aveva ben spiegato a Cooper i meccanismi della Loggia Nera e delle altre dimensioni, mondi dove il passato e il futuro non esistono, perdono i loro confini e si mescolano. Da questo concetto arrivano tutti gli intrecci temporali di Twin Peaks e le nuove premonizioni del Maggiore Briggs.

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A proposito del passato, sembra iniziare ad allarmare il passato di Dougie, ufficialmente mai esistito prima del 1997. Al suo interno continua il processo di emersione dell’agente Cooper, che ora in tutto e per tutto, esteticamente, ricorda il detective della serie anni Novanta. Dentro, il Cooper buono è ancora alle prese con una tempesta tumultuosa, fra le ultime esperienze (l’uscita dalla Loggia Nera attraverso la presa elettrica) e il passato lontano (le scarpe rosse come quelle indossate da Audrey), mentre in sottofondo suonano le note di God Bless America, quando si sofferma a guardare la bandiera a stelle e strisce.

Sul conto di Dougie si inizia ad ipotizzare vicende legate al programma di protezione di testimoni. E proprio di protezione avrebbero bisogno sia lui sia la moglie. I due infatti sembrano le future vittime delle scorribande di Evil Cooper, indicate come due persone da sistemare ai fedelissimi Hutch (Tim Roth) e Chantal (Jennifer Jason Leigh) insieme al direttore della prigione. Sopravvissuto alla morte Cooper/Bob riprende a tessere la propria trama al momento non ancora ben definita, se non altro per evitare di dover rientrare nella Loggia Nera. Chiama Todd e lo rimprovera per il mancato assassinio di Dougie (nel frattempo Ike The Spike è già stato arrestato), poi invia un messaggio in codice a Diane.

L’ex segretaria continua ad essere il personaggio più ambiguo di tutta la mitologia, con un alone oscuro attorno riguardo alla sua lealtà e nei confronti di chi è stata riposta. Un atteggiamento che sembra voler essere riassunto dalla scenena dove Gordon e Tammy escono per tenerle compagnia (per la somma gioia di tutti): la classica scena da chiodi, dove Tammy in imbarazzo non sa che fare, Diane rimane spocchiosa e arrogante e Gordon prova a mandare messaggi che nessuno decifra, fino a quando finalmente Diane non gli passa la sigaretta e la tensione si scioglie in un finale comico. L’immagine delle scarpe rosse potrebbe inoltre al contempo riferirsi al personaggio di Laura Dern, innestando un ulteriore livello di ambiguità: mentre infatti la ragazza notata da Cooper e Audrey portano un modello di scarpe alte, quelle di Diane sono simili ma basse.

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In contrasto con le dinamiche attorno ad Evil Cooper, la storia ci porta a far capolino per un attimo nel nuovo presente di Johnny Horne, il fratello con disturbi mentali di Audrey, il quale si disintegra contro il quadro raffigurante la cascata del Great Northern Hotel (morendo, secondo i pareri raccolti in rete). All’interno dell’albergo, il padre Benjamin e l’assistente Beverly sono ancora alle prese con la ricerca dell’origine dei misteriosi suoni. Sono vibrazioni sonore in realtà, come quelle prodotte dai bicchieri di cristallo o dalle campane di un monastero orientale, come le vibrazioni prodotte dal cilindro del Maggiore Briggs quando Bobby lo getta a terra.

Fra l’imprenditore e l’assistente ci mette lo zampino il destino, facendoli scontrare e portando a galla la tensione sessuale fra i due. Ma come per Bobby, in pochissime battute Lynch ci riassume il percorso di crescita del suo personaggio. Il Benjamin Horne del primo Twin Peaks non avrebbe perso molto tempo prima di soddisfare i suoi desideri con la bella aiutante. Il Benjamin Horne di oggi, fedele proseguimento dell’affarista che voleva fare ammenda in conclusione della seconda stagione, rifiuta l’offerta sessuale posta sul piatto d’argento, senza un particolare motivo, talmente assente che neppure lui stesso lo conosce.

Nel frattempo la quotidianità prosegue a Twin Peaks, cittadina dove troviamo la coppia sposata Andy-Lucy alle prese con la scelta della nuova poltrona da comprare (e di nuovo ambiguità, con Lucy che inscena di preferire il colore beige per poi comprare il colore scelto da Andy, in un fitto atto di sacrificio) e due ragazze, probabilmente due tossiche, che si confrontano al club mentre una di loro è vittima di una fastidiosa e vistosa irritazione sotto l’ascella, colte a parlare di un ragazzo soprannominato Zebra e di un non precisato pinguino. Ancora una volta la ribellione e la giovinezza in contrasto con la maturità e la serenità della vita di coppia.

E in un perfetto racconto fatto di rimandi avanti e indietro nella cronologia della storia, sul palco tornano le Au Revoir Simone, le tre ragazze già ospitate in un episodio passato. C’è un problema però. Sono vestite allo stesso modo di allora. O non hanno altri abiti di scena, o siamo ancora intrappolati in quella bolla temporale dove passato, presente e futuro si mescolano. Come gli anelli di Twin Peaks, fondamentali per combattere il male, nella storia originale, nel prologo e nel sequel, dove torniamo ad incappare in un misterioso anello regalato a Dougie e nascosto nel ventre del maggiore Briggs.

Twin Peaks ha iniziato a procedere spedito e probabilmente d’ora in poi sarà ancora più difficile riuscire a stare dietro a tutta la storia. Facilmente verranno persi per strada altri spettatori, ma dopo l’episodio 8 è chiaro che a Showtime poco interessa, perché questo è Twin Peaks e già in passato è stato piegato al volere del pubblico. E fu la sua morte.

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