Cinema

Alla fine arrivò Spidey. Recensione di Spider-man: Homecoming

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Titolo: Spider-man: Homecoming

Genere: azione, avventura, sci-fi

Anno: 2017

Durata: 2h 13 min

Sceneggiatura: Jonathan Goldstein, John Francis Delay

Regia: John Watts

Cast: Tom Holland, Marisa Tomei, Michael Keaton, Robert Downey Jr., Zendaya, Jon Favreau, Gwyneth Paltrow e Donald Glover

Essere un eroe popolare è un mestiere impegnativo, diciamolo senza peli sulla lingua. Basta pensare a personaggi come Batman o Spider-man, noti anche all’ultimo degli ultimi e a tutte le loro rivisitazioni editoriali. Qual è la migliore? Preferiamo la versione leggera di Batman o quella più oscura e spietata? E che dire dell’Uomo Ragno? Lo vogliamo adolescente e impacciato o adulto e più determinato? Le risposte non esistono, ogni fan porta infatti con sé la sua versione preferita, quella più vicina alla sua sensibilità e alle sue esperienze.

Anche il mondo del cinema soffre della stessa maledizione. Il fatto di poter utilizzare dei personaggi famosissimi per acciuffarsi un’importante fetta di pubblico ha portato registi e sceneggiatori  delle origini più disparate a voler lasciare la loro impronta nel mondo del cinecomics. Abbiamo così assistito a diverse trilogie dedicate al Cavaliere Oscuro e a ben due reboot dedicati a Spider-Man nell’arco di 15 anni contati. Ma era proprio necessario reinventare la storia dell’Uomo Ragno così tante volte? Evidentemente si.

Spider-man: Homecoming

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La trilogia di Sam Raimi nel bene o nel male si può considerare un successo. Il casting solido, unito a due prime pellicole veramente all’avanguardia, ha aperto alle porte ai cinecomics e all’attuale Marvel Cinematic Universe. Se Raimi non avesse creato dei film solidi basandosi su un fumetto, probabilmente nessuno avrebbe investito su tutti i supereroi che sono arrivati in seguito. Poi è stato il turno di Andrew Garfield, che potremmo considerare lo sfortunato del caso. L’essere finito nelle mani sbagliate nel momento sbagliato – ovvero tra i film degli Avengers dove tutto quello che volevano i fan era Spidey nella formazione – l’ha portato ad essere un po’ odiato e il fatto che gli Amazing Spider-man non siano stati dei gran bei film di certo non l’ha aiutato a redimersi.

In tutto questo il rumore dei fan ha continuato a crescere. Com’era possibile che uno dei supereroi più amati della storia non potesse entrare a far parte della miniera d’oro del MCU? Sarebbe stato accettabile non vedere Spider-man interagire con gli Avengers? No, e infatti è avvenuto il miracolo. Dopo una contrattazione da maestro con la Sony, la Marvel si è ripresa il suo ragnetto in calzamaglia e finalmente ci ha fatto un film degno. Non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un film adatto all’eroe.

Spider-man: Homecoming

LEGGEREZZA E DIVERTIMENTO

Spider-Man: Homecoming è a tutti gli effetti una pellicola molto leggera. Sicuramente non è innovativa come lo è stato Doctor Strangeperò è finalmente riuscita a dare giustizia al personaggio. Lo Spider-Man di Raimi aveva troppi chiaroscuri per rappresentare un liceale, diventando a tratti pesante, mentre Garfield si è ritrovato tra le mani un Peter Parker in versione piattume. Tom Holland invece ha fatto un lavoro sublime. L’Uomo Ragno di Homecoming è semplicemente spassosissimo, come tutti ce lo siamo sempre immaginati. Peter Parker in questa versione è goffo, divertente e talmente tanto logorroico da volergli cucire la bocca con una ragnatela.

La pellicola scorre nella sua durata che è una meraviglia. I tempi morti sono assenti e gli eventi si rincorrono senza però apparire mai affrettati. Certo è che forse si poteva rischiare sul contenuto.
Spider-Man: Homecoming riprende infatti le vicende di Peter Parker subito dopo Captain America: Civil War. Il giovane quindicenne rientra dall’esperienza carico e speranzoso di poter collaborare con gli Avengers ma non sa che tutto quello che lo attende sono mesi di puro “praticandato”. Il ragazzo si ritrova infatti a dover fare semplici gesti di altruismo, senza sfociare mai nell’eroismo vero e proprio. Le cose cambiano però quando Peter incrocia la sua strada con quella dell’Avvoltoio: il villain – interpretato da uno spaventoso Michael Keaton – contrabbanda infatti armi aliene, mettendo in pericolo la popolazione di New York.

Lo scontro con l’Avvoltoio diventa un’ottima occasione per far uscire allo scoperto i dissidi interiori di Peter. Il ragazzo deve infatti scegliere se seguire i consigli di Tony Stark – in questa pellicola comparso nella versione di mentore – o affidarsi all’istinto, decidendo di scontrarsi con un nemico che supera le sue potenzialità. Il finale è presto detto e come è giusto che sia tutto finisce nel migliore dei modi, o quasi.

Spider-man: Homecoming

ALLA LARGA DAL RISCHIO

Capite quindi come il film sia fortemente lineare, lo schema proposto è quello dell’eroe che supera i propri limiti, sconfiggendo il male e forse è giusto che sia andata così. Dopo un flop come Amazing Spider-man 2 la cosa migliore da fare era un film poco pretenzioso, che potesse regalare dei personaggi degni da inserire all’interno del MCU e così è stato. Questo non significa che la pellicola sia banalotta, le dinamiche tra i personaggi funzionano alla grande e i colpi di scena presenti aiutano a costruire un ritmo in crescendo che porta all’acme finale.

Possiamo quindi dire col sorriso che finalmente Spider-man è arrivato al cinema. Non è tornato, perché una versione così deliziosamente spassosa non si era mai vista e il fatto che in questa trasposizione sia così vicino al fumetto sicuramente ha reso molto felice i fan di lunga data. Le aspettative non sono state tradite e non vediamo l’ora di rivedere Spidey interagire con tutta la ciurma degli Avengers nei prossimi film. Non perdetevelo!

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