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Blood Drive: sesso, sangue e divertimento nel nuovo grindhouse road movie di SyFy

SyFy

Avete tre quarti d’ora di tempo e li volete dedicare al puro cazzeggio? Basta tenersi da parte una puntata di Blood Drive e il gioco è servito.

Blood Drive è la nuova serie televisiva di SyFy creata da James Roland (un passato da aiuto regista), con protagonisti due belloni di turno, Arthur, Alan Ritchson (l’Acquaman di Smallville, il doppiatore di Raffaello nell’ultimo adattamento delle Tartarughe Ninja), e Grace, Christina Ochoa (da nove anni sui set di diverse serie televisive). Niente di quello che vedrete potrà essere preso troppo sul serio e per questo sarà molto divertente.

L’idea alla base della storia è un concentrato fra Mad Max, Fast & Furious e titoli transmediali annessi, Christine – La macchina infernale, il suo capostipite La macchina nera, L’implacabile e The mangler – La macchina infernale (che in italiano ha lo stesso titolo di Christine, ma è un’altra cosa). I due protagonisti, un poliziotto e una ragazza in cerca di… qualcosa (la sorella, la vendetta, al momento non si sa), si ritrovano loro malgrado obbligati ad essere concorrenti, nella stessa squadra, di una corsa clandestina (che poi si scoprirà non essere così clandestina) di auto che attraverserà gli Stati Uniti e gestita da un personaggio misterioso, Slink, che porta con sé qualcosa di sovrannaturale oltre ad una voce paragonabile a quella di Marilyn Manson. In palio 10 mila dollari e la salvezza (da cosa, non si capisce).


Unico piccolo particolare, le auto sono alimentate a sangue umano e no, i corridori non possono abbandonare la corsa, altrimenti una carica esplosiva gli farà saltare la testa (anche questa l’avevamo già vista, vi pare ?). Già capite anche voi quanto la serietà del racconto sia sotto zero, ma quanto possa dare vita a momenti epici come solo i prodotti di serie B possono generare.

Siamo nel 1999 e il mondo, riprendendo tutte le teorie apocalittiche sull’arrivo del nuovo millennio, è allo scatafascio. Non c’è cibo, il petrolio costa 2 mila dollari al barile. Puntualmente l’acqua è diventata il bene primario, è razionalizzata, controllata dalla polizia, regolamentata attraverso tessere magnetiche. La polizia a sua volta è stata privatizzata, comprata da una società, l’Industrie Heart, che poi si scoprirà essere una super azienda col monopolio sulla vita dei cittadini (fabbrica armi, bancomat, prodotti chimici, merendine, vibratori – vi prego di apprezzare l’accostamento – caramelle, orologi, carta igienica, sigarette, casseforti e birra. Persino la birra…), nonché l’organizzatrice della gara automobilistica. Gli agenti della polizia sono chiamati ad usare la massima violenza per far rispettare l’ordine attraverso la paura. Nel distretto di Arthur, il suo comandante ha organizzato una colletta di denti dei poveretti che vengono pestati dalle forze dell’ordine. A fine turno di pattuglia i poliziotti sono chiamati a riempirlo. Quando sarà pieno, il comandante offrirà da bere a tutti. Dimenticavo, ci sono anche dei cyborg. Ha tutta l’aria di essere una descrizione alquanto frammentata del nuovo universo ? Esatto, infatti lo è. Ma altro non ci viene dato.

La coerenza non è alla base del racconto. Mentre la clip iniziale infatti ci spiega il nuovo universo narrativo, subito dopo veniamo catapultati su un bolide a quattro ruote che sfreccia svenando il suo proprietario (500 dollari di benzina) per una piccola competizione con l’auto di Grace. E fortuna che il mondo era alla fame. Neanche le auto della polizia è molto chiaro con cosa si alimentino visto il costo del petrolio. Le auto della nostra corsa, invece, sono alimentate a sangue. Nel motore hanno un tritacarne per fare a fette i corpi delle persone che i corridori uccidono. Regola non scritta del racconto, le vittime vanno maciullate vive. Nessuno infatti pensa di ucciderle prima di maciullarle e tutti si divertono a ficcarle nel tritatutto di testa. Peccato che questo comportamento generi una gran perdita di sangue: corpi che si dimenano, spruzzi dappertutto, sangue versato sui corridori, sulle auto e per terra. Il lavoro pulito ed economo non è di casa, ma il divertimento per il sadismo sì. Quanto alla fame che dovrebbe attanagliare il mondo spingendo a cercare la salvezza in tutti i modi possibili e illegali, non c’è traccia, se non nell’introduzione appunto. Forse fa compagnia alla continuità temporale: le narrazioni delle due trame del plot procedono parallele, in un continuo montaggio alternato. Solo che una è ambientata di giorno, l’altra di notte. Non mi spiego poi come un motore alimentato a sangue possa poter essere raffreddato da urina utilizzata al posto dell’acqua nel radiatore. Ma chissene….
Il racconto, dicevamo, dopo lo spiegone introduttivo iniziale, parte forte con questa piccola gara fra Grace e due poracci arrapati. I doppi sensi sessuali si sprecano, basti dire che la corsa finirà al miglio 69. Non vi dirò cosa sarà dei ragazzi, ma posso premettervi che la leva del cambio dell’auto di Grace diventerà un’affilatissima lama in un perfetto contrappasso dantesco.

Dopo aver introdotto la ragazza, la palla passa ad Arthur, eroe senza macchia e senza paura, contrario alla violenza, alla polizia privata, divenuto poliziotto perché salvato da un agente dopo aver commesso, da bambino, un furto (la classica seconda chance, il cavaliere bianco). Insieme al collega iniziano ad indagare su alcuni tossici che presentano sulle braccia strane cicatrici di perforazioni. E mentre Arthur si trova così catapultato nella corsa clandestina, il compagno scopre i macchinari utilizzati per succhiare il sangue ai tossici e i cyborg. Il racconto poi si focalizzerà unicamente sulla gara. I concorrenti verranno introdotti in maniera fumettistica, stereotipizzati, ma per questo bellissimi, a cominciare dai nomi: Costola, Pagliaccio Coglione, il Gentleman e il suo allievo, l’anonimo Cliff, Elvis Obeso. La corsa partirà, lasciando ai partecipanti libertà assoluta. L’ultimo classificato di ogni tappa verrà fritto tramite la carica elettrica innestatagli alla base del cranio senza aspettare che raggiunga il traguardo. E così partono scorrettezze e maciullamenti, a ricordare vagamente La notte del giudizio di James DeMonaco.

In piena tradizione americana, non poteva mancare il redneck obeso, barbuto (Costola), ferro un po’ ovunque, che da sempre fa compagnia agli amanti dei b-movie, in particolare di arti marziali (andate a rivedervi i migliori film con Jean-Claude Van Damme). Normalmente, dall’apparenza malvagia, il personaggio si trasforma nel più fedele alleato del protagonista. Qui, per ora, si limita a fare a fette un gruppo di chearleader (Grindhouse, il film), dimostrandosi forse il più saggio della cumpa.


La fotografia, non l’abbiamo detto, è sparata a saturare di tutto, partendo ovviamente dal rosso dell’auto di Grace, che dovrebbe richiamare il sangue, e dalla pelle sudata dei personaggi in scena. Sì, perché di pelle nuda ce n’è molta, tanto da farti aspettare dietro l’angolo, accompagnata dalle varie metafore, la scena di sesso. E questa puntualmente arriva. Non c’è nudo, tuttavia. Ma fa molto ridere. Ricorda Sesso e fuga con l’ostaggio, solo che qui i protagonisti ci danno dentro di brutto. E così, mentre l’auto sfreccia sull’asfalto per recuperare posizioni in classifica, loro zompano selvaggiamente. Sembra non aver senso, ma è la cosa che qui dentro ha più senso in assoluto: l’adrenalina infatti, ci viene spiegato, inibisce le scariche elettriche innestate nei corridori. I nostri, essendo ultimi in classifica, sarebbero freddati e le tentano tutte. E Grace, che di grazia ha solo il nome, incita persino il partner a sodomizzala. Adrenalina a grappoli. Dalla loro perfomance nasce così la leggenda di The Fucking Cop, il Trombasbirro, il nuovo soprannome da battaglia di Arthur. 10 minuti d’applausi, poi, per la scelta di censurare tutte le scene di sesso con grandi rettangoli neri. Il genere narrativo, che aveva nel sesso estremo una delle sue principali caratteristiche, si autocensura nel periodo storico in cui i canali televisivi tradizionali hanno fatto delle scene di sesso esplicite il loro marchio di fabbrica. HBO ti saluto.
Non solo. Il sesso, oltre ad essere via salvifica temporanea per i nostri eroi, è alla base del racconto in un continuo capovolgimento dei ruoli. L’unico nudo integrale è innanzitutto di un uomo. Niente donne spogliate, fin’ora. Arthur, classico figone ipermuscoloso, viene costantemente chiamato “Barbie” da Grace, la quale lo rimbrotta dicendogli che i ragazzi dovrebbero presentare cicatrici, non essere carini. Lei, dal canto suo, poi, ha più gonadi maschili di tutti quanti. I cyborg sono donne e, ovviamente, sopraffanno gli uomini. Il capo della polizia, poi, è la più fetecchia e violenta di tutte.

L’idea, come avete capito, è veramente sagace. C’è solo un piccolo problema di fondo. Normalmente, vedi ad esempio La notte del giudizio, la continua ripetizione di queste dinamiche forzate e spinte all’eccesso, dopo un po’ stanca. Blood Drive è impostato su tredici episodi nell’arco di tutta l’estate. Speriamo abbiano in bagaglio abbastanza buone intuizione per sorreggere la narrazione ai livelli del pilot. Il sesso, purtroppo, se lo sono subito sparati all’inizio. Come sottolinea Slit, infatti, non sarà più tollerato trombare per salvarsi.
Ultimo dettaglio. Avendo un protagonista senza macchia e senza paura, il racconto non poteva che avere un nodo morale al centro di tutto: competere in una corsa di auto alimentate a sangue (ogni volta che lo scrivo, inizio a sghignazzare) senza tuttavia uccidere nessuno. Ce la faranno? Se volete farvi grasse risate, scopritelo nelle prossime puntate. Io non vedo l’ora che arrivi la prossima settimana.

 

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