Cinema

Power Rangers: quando erano i pupazzi a portare avanti la baracca | recensione del film

Power Rangers
IMDb

Titolo: Power Rangers

Genere: azione, avventura, fantascienza

Anno: 2017

Durata: 124′

Regia: Dean Israelite

Sceneggiatura: John Gatins, Matt Sazama

Cast: Dacre Montgomery, Naomi Scott, RJ Cyler, Becky G., Ludi Lin, Bill Hader, Elizabeth Banks, Bryan Cranston, Sarah Grey, Anjali Jay, Patrick Sabongui, David Denman

Continua inesorabile l’ondata di reboot, remake, adattamenti che mai come negli ultimi anni sembra aver investito Hollywood. Dopo aver toccato i robottoni, improbabili giochi da tavolo e persino dei bagnini, era inevitabile che dovesse venire il turno dei Power Rangers. In realtà la decisione di portare i supereroi più coreografati d’America sul grande schermo non è poi così forzata, se pensiamo che contano quasi 25 anni di storia e da questo franchise hanno sfornato un’infinità di serie TV, lungometraggi per il mercato domestico e persino dei videogiochi.

CHI SONO I POWER RANGERS?

Per analizzare il film in questione è bene partire dalla fonte originale. Per chi non se lo ricordasse, le serie dei Power Rangers parlavano di adolescenti in grado di trasformarsi nei sopramenzionati supereroi. Il loro compito nelle varie puntate era quello di sconfiggere l’alieno di turno al fine di proteggere la terra dall’invasione.

Il prodotto televisivo era rivolto prettamente a un pubblico infantile ed altro non poteva essere. Gli attori erano infatti quasi sempre esperti di arti marziali incapaci di recitare e le puntate avevano una trama sempre uguale che terminava con la sconfitta del cattivo, diverso ogni volta.

Del resto i bambini, anche se non meno degli adulti, hanno bisogno di sicurezze e di una ritualità che i Power Rangers non mancavano mai di offrire. Metti vicino i superpoteri al bisogno del rito ed ottieni un franchise di successo e di una longevità non indifferente.

LA MORTE DEL RITO

Cosa succede però quando togli il meccanismo della ripetizione e uccidi le certezze infantili? Partiamo dal presupposto che il film dei Power Rangers  non vuole essere rivolto ad un pubblico di bambini, ma a quelli che lo erano stati una quindicina di anni fa. A conferma di ciò troviamo le tematiche scolastiche e sessuali accennate superficialmente nella pellicola.

Power Rangers però del franchise di origine porta solo il nome racchiudendone alcuni elementi distintivi. Troviamo i supereroi, i loro robottoni e l’alieno di turno che vuole distruggere la Terra e prendere possesso dell’universo. E fin qui sarebbe anche andata bene se non fosse che gli elementi che hanno reso famosa la serie vengono relegati nell’angolo più remoto della pellicola prendendo l’arrogante decisione di voler focalizzarsi sui personaggi.

BILDUNGSROMAN, QUELLO SCONOSCIUTO

Il film racconta infatti per tre quarti della sua durata le vicende dei vari protagonisti nel loro confuso tentativo di diventare Power Rangers, dopo essere entrati in possesso dei vari poteri. C’è Jason, asso di football decaduto in seguito ad un atteggiamento ribelle che incontra al corso di recupero estivo Billy, un ragazzo afro-americano con disordini dello spettro autistico. A fargli compagnia troviamo Kimberly, ragazza impegnata nel cyberbulismo assieme a Trini e Zack, la prima una ragazza omosessuale di poche parole mentre il secondo si prende cura della madre malata.

Il fulcro principale del film è la loro necessità di riuscire a trasformarsi per sconfiggere Rita, una ex Ranger votata all’oscurità desiderosa di conquistare l’universo. Allora voi direte: cavolo, che non riescano a trasformarsi perché sono un gruppo molto eterogeneo e pieno di problemi personali da risolvere? Che debbano compiere un percorso di crescita? Certo che si, ma questo non avviene. Infatti i ragazzi si trasformano (spoiler) solo quando Kimberly confessa la sua storia con l’ex. Niente cambia, Jason rimane tonto uguale, Trini continua a fissare dall’oscurità le ragazze e Billy continua a comportarsi come una caricatura di un ragazzo autistico.

A rendere ulteriormente più amaro ciò è che il film nelle sequenze di azione funziona. Dopo la trasformazione in Power Rangers la pellicola fa il suo lavoro perché dà allo spettatore quello che era venuto a vedere. Ci sono i robottoni che sparano raggi laser, ci sono sequenze infinite di arti marziali contro nemici informi e c’è un antagonista piatto e ridicolo che viene sconfitto senza colpi di scena. Perché avete voluto relegare tutto ciò negli ultimi dieci minuti della pellicola?

L’IMPORTANZA DEI PUPAZZI

Quindi non c’è nient’altro da dire se non che Power Rangers entrerà nella storia come quel film in grado di deludere lo spettatore per essere andato oltre le sue aspettative. Nessuno andrà a vedere sto film aspettandosi un capolavoro. Tutto quello che volevamo era assistere a degli adolescenti un po’ sfigati che si trasformavano in eroi tramite movenze buffe. Volevamo dei robottoni colorati che si assemblavano e sconfiggevano l’alieno di turno. Volevamo i pupazzoni che ci facevano sognare da bambini, solamente in HD. Perché ci avete voluto dare un romanzo di formazione, fatto pure male?

P.S. Come diavolo ha fatto Bryan Cranston a finire in questo aborto di film? Perché ci fai questo?

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