Better Call Saul

Better Call Saul: Gus Fring è tornato | Recensione dell’episodio 3.02

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AMC/Netflix

Non che ci fossero dubbi, visto il battage pubblicitario che poco aveva lasciato all’immaginazione e che aveva coinvolto in prima persona Giancarlo Esposito, che si era preso lui stesso l’onere di annunciarne il ritorno.

Nessuna sorpresa quindi, se non nelle tempistiche e nei modi con cui il personaggio di Gus Fring viene introdotto al pubblico di Better Call Saul, che non sempre corrisponde (per quanto assurdo possa suonare) allo stesso pubblico di Breaking Bad. Come presentare allora alla piccola, piccolissima (speriamo minuscola) parte della platea che non sa chi sia Walter White uno dei migliori villain che la televisione abbia conosciuto?

Dietro la macchina da presa non poteva che esserci colui il quale a questo grande universo televisivo che vive di lunghe pause e cieli infiniti, a questa sottile linea rossa tra il bene e il male ha dato una forma che è andata ben oltre lo schermo. Vince Gilligan ci tiene quindi per mano in una lunga e silenziosa caccia al topo (iniziata a dire il vero già nella scorsa puntata), in cui cacciatore e preda non sono poi così ben definiti. La pazienza ostinata di Mike ci porta dritti alla tana del lupo, avvertendoci visivamente del pericolo che stiamo correndo. Cunicoli, strade senza uscita, rossi cartelli ci conducono al “castello” di Gus Fring, mascherato da familiare e accogliente fast food. Los Pollos Hermanos è un luogo più che battuto dai fan di Breaking Bad ma per chi ci entra per la prima volta non è altro che una tavola calda, in cui gli avventori consumano tra tavoli blu e rossi porzioni di pollo fritto e neri caffè.

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Il silenzio di Mike si fa allora il silenzio di Jimmy, al quale l’amico (ovviamente impossibilitato nel mostrarsi in prima persona) chiede di andare in avanscoperta e comprendere quale sarà la prossima mossa del nemico. Mentre osserviamo Jimmy osservare ci rendiamo conto che i nostri occhi stanno guardando dalla parte sbagliata, che la porzione di inquadratura da mettere a fuoco è quella sfuocata e che più che frugare nel bidone della spazzatura bisognerebbe dare un’occhiatina nelle tasche di quel signore che cortesemente ci viene in aiuto. Quel signore si chiama Gustavo Fring e su di lui, anche noi che sappiamo chi e cosa diventerà, abbiamo ancora da imparare. Non lasciamoci ingannare dal suo sorriso.

Gus, Victor ma anche Francesca: questa seconda puntata ci avvicina ancora di più a quella storia che già (noi, sempre noi) conosciamo e aggiunge per gli spettatori dell’ultima ora altre linee narrative da esplorare. Ma il passo in più che compie questo episodio verso quel Saul Goodman che il titolo evoca si concentra negli ultimi 10 minuti. Jimmy McGill è sempre stato un personaggio estremamente “positivo” e accondiscendente, soprattutto verso chi considera la sua famiglia, Kim e per ovvi motivi Chuck. Il suo protendere le mani verso il fratello, il suo cercare di assecondare l’assurda malattia che gli impedisce di uscire di casa si scontrano per l’ennesima volta contro la malevolenza del McGill senior, dettata dall’invidia di vedere Jimmy capace di camminare con le proprie gambe. Il cliffhanger con cui la precedente stagione si era chiusa ci aveva lasciato con il dubbio su come avrebbe reagito Jimmy alla notizia che il fratello aveva registrato la sua confessione per incastrarlo. Rabbia è la risposta, una giustificata e liberatoria furia che si abbatte su Chuck ma anche e soprattutto su Jimmy. 

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Che sia finalmente arrivato il momento di vedere la trasformazione del buon Jimmy McGill, avvocato con una clientela composta quasi esclusivamente da anziani con un piede nella fossa e il testamento sotto braccio, nel “non” buono Saul Goodman, difensore di spacciatori e altri personaggi ambigui? Avrà il nostro strappato definitivamente lo scotch che lo tiene attaccato ad una vita ed una umanità che poco gli appartengono?

Witness è l’episodio che stavamo aspettando, in cui la lentezza dell’azione e la velocità del cambiamento viaggiano sulla stessa carrozza. Lo scenario che si apre ora davanti ai nostri occhi è pieno di domande, in primis sui prossimi passi che compierà Jimmy ma anche sulle motivazioni che hanno portato Gus a pedinare Mike. Consci del fatto che, aficionados o meno, quello che ci aspetta è un mesto futuro in bianco e nero.

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