Prison Break

Prison Break: una nuova fuga da orchestrare per Michael e Lincoln, recensione episodio 5.01

Prison Break 5.01
FOX

Prison Break è tornato. Insieme alle sue atmosfere, i suoi personaggi e l’immane senso di un complotto perenne che permea le vite di Michael, Lincoln, Sara e gli altri. Diciamolo subito, senza troppi preamboli: Prison Break sembra essere invecchiato bene, tutto sommato, anche se per certe cose è rimasto ancorato alla televisione di una decina di anni fa.

La serie non cerca in nessun modo di catturare nuovi spettatori, e quindi non parte come se fosse un qualcosa di nuovo. Gli anni sono passati, ma si avverte subito di star guardando il continuo di uno show che conosciamo, e non un nuovo inizio.

La notizia che mette in moto tutto, ovvero che Michael è ancora vivo, piomba improvvisamente sette anni dopo l’ultima fuga sotto forma di lettera anonima nella posta del caro vecchio T-Bag. Robert Knepper sembra non aver perso neanche un’unghia della malvagità con cui orchestra questo personaggio, ma è da dire che la sua utilità in questo primo episodio risiede solo nel fatto di aver informato Lincoln di questa misteriosa lettera cifrata giunta da lontano (lasciamo stare il fatto che tra i due non è mai corso buon sangue). Sicuramente la sotto-trama a lui dedicata arriverà da qualche parte: Michael o chi per lui deve aver avuto i suoi buoni motivi per mandare gli indizi della sua prigionia precisamente a T-Bag e non ad altri.

Prison Break Sara Linoln

Lincoln raccatta un paio di indizi e si convince che Michael sia vivo in Yemen, rinchiuso nella prigione di Ogygia, un po’ perché la sua vita è bell’e vuota, un po’ perché è sempre stato testardo. D’altronde, dal momento in cui è venuto in possesso di questa notizia, subito alcuni tizi misteriosi hanno tentato di metterlo fuori gioco. E dato che aveva già confidato i suoi dubbi ad una Sara andata ormai avanti nella sua vita grazie al piccolo Mike e al nuovo marito, ecco che una tizia con un pick-up ben poco misterioso, le piomba in casa sparando alla gamba del compagno.

Questa è la pecca cui si accennava in apertura: queste scene dove assassini in giacca e cravatta piombano improvvisamente nelle case delle persone con le armi spianate, sono il segno o di una televisione vecchia o scadente. Come anche la scena della macchina di Lincoln che di punto in bianco viene controllata da remoto e lo getta a capofitto in un lago. Prison Break ha sempre avuto questi colpi di scena un po’ sensazionali, ma dieci anni fa era il 2007. Ne è passata di acqua sotto i ponti e i colpi di scena si sono fatti più sofisticati.

La parte interessante è certamente quella in Yemen. Nei serial televisivi viene dato poco spazio a questioni che riguardano il Medio Oriente, guerra civile e terrorismo. Nulla di questo viene approfondito più di tanto, ma è già qualcosa che siano una parte così centrale. La situazione in Yemen è descritta con la giusta dose di realismo. Insieme a Lincoln si imbarca anche C-Note, l’unico personaggio finora che sembra davvero un’altra persona, mentre Fernando Sucre fa una apparizione molto fugace: può darsi che lo rivedremo presto per aiutare ancora una volta i suoi vecchi amici.

Prison Break michael lincoln

La sensazione è, però, che la gita in Yemen non durerà per tutta la stagione. Non sappiamo nulla di Michael, solo che è vivo. Non conosciamo le motivazioni di ciò che ha fatto, né se sia davvero un terrorista. Neppure chi è che sta complottando contro Lincoln e Sara affinché non scoprano la verità. Tutto questo è Prison Break. Dove il legame tra i due fratelli manda avanti la storia e si impone alla logica dello storytelling.

Al netto quindi di una storia che deve essere mandata avanti – e quindi certe svolte di trama si perdonano in tal senso – immergersi di nuovo nella storia è una bella sensazione, se si è stati fan della serie. Questo primo episodio promette di regalarci ancora quello spirito, ma le crepe dovute all’invecchiamento ben visibile potrebbero aprirsi e squarciare l’intero tessuto narrativo. Oppure no, e noi, dopo i prossimi nove episodi, saremo ancora a qui a chiederne di nuovi. Staremo a vedere se ne sarà valsa la pena scomodare dalla tomba Michael Scoffield e nel frattempo ben tornati fratelli!

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