Iron Fist

Iron Fist: recensione dell’episodio 1.01 – Snow Gives Way

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Se ne è sentite un po’ di tutti i colori prima dell’uscita di questo Iron Fist. Tanta hype, seguita da recensioni non troppo entusiaste, a cui sono seguite addirittura le repliche del protagonista, tutto ancora prima che noi potessimo vedere questo primo episodio. Un po’ di fermento era in fondo prevedibile, soprattutto considerato il successo di pubblico e critica raccolto dai primi tre Defenders, che aveva portato molti a chiedersi quanto ancora sarebbe potuto durare il miracolo messo in atto dall’invincibile coppia Marvel/Netflix.

Che dire quindi di questo primo episodio? Per quel che mi riguarda il giudizio è positivo, pur considerando che le critiche negative uscite qualche giorno fa facevano riferimento ai primi sei episodi,  permettendo sì uno sguardo un po’ più ampio sulla storia, ma allo stesso tempo solo un giudizio parziale.
Sicuramente possiamo facilmente ammettere che la storia mostrata fin ora non brilli molto per originalità. Non è molto che abbiamo visto il Dr Strange trovare l’illuminazione in oriente, o Oliver Quinn ritornare a casa dopo essere stato a lungo dato per morto. E proprio la storia di Danny Rand mi ha subito fatto pensare al Bruce Wayne di Batman Begins: tutti e due figli di importanti e ricche famiglie, tutti e due costretti ad affrontare la prematura morte dei genitori in tenera età. Anche Bruce si concedeva un bel periodo di apprendistato in oriente e anche il suo ritorno dal regno dei morti non era dei più agevoli. Danny, dato per morto per ben 10 anni, al suo arrivo a New York non ha un fedele maggiordomo ad attenderlo, nè un amico che lo riconosca e gli creda e tanto meno un impero economico pronto a tornare nelle sue mani.
Quello che Danny trova è un mondo totalmente cambiato, dove tutto quello che di diritto doveva essere suo è caduto nelle mani dei suoi due amici d’infanzia, ben poco propensi a mostrargli affetto e comprensione.

Iron Fist

Questo pilot si prende il suo tempo, concentrandosi interamente sul ritorno alla civiltà del nostro protagonista, tra stupore, meraviglia e sconcerto davanti a tali e tanti cambiamenti, e sceglie di svelare le sue carte molto lentamente. Elemento insolito per questo tipo di storie è che, nonostante i suoi numerosi sforzi (non molto concreti e un po’ ingenui a dire la verità), Danny non riesca a convincere nessuno della sua buona fede. Anche Joy che dovrebbe rappresentare il personaggio femminile più caloroso e comprensivo (la classica amica d’infanzia), lo respinge e tradisce senza nessuna esitazione.

Non che questo sembri particolarmente turbare il nostro protagonista, che non disdegna di aggirarsi sporco e senza scarpe per la città, ascoltando l’hip hop di quando era ragazzino, munito solo di un misero zaino e senza un tetto sotto cui ripararsi. Danny colpisce forse proprio per la sua “morbidezza” che ben si oppone alla dura determinazione di Daredevil, all’oscurità di Jessica Jones o l’irruenza di Luke Cage. E’ forse in questo che il telefilm mira a distinguersi, mostrando un protagonista molto zen che da una cultura orientale, oltre alle arti marziali, ha anche appreso un equilibrio interiore di sentimenti e pulsioni. Ma un personaggio così pacifico sarebbe forse poco interessante e infatti vediamo subito delle incrinature apparire nella apparente calma di Danny che a volte lo portano ad agire con impeto e rabbia incontrollabili, soprattutto quando i drammi del suo passato tornano a riemergere.

E’, però, difficile dare un vero giudizio definitivo a questo pilot, soprattutto perché, come abbiamo detto, si tiene ben stretto si suoi segreti. Poco sappiamo di cosa sia effettivamente successo in oriente, quali siano i veri poteri di Danny e dei suoi reali scopi nel tornare finalmente a New York dopo tanto tempo. Così come indefiniti restano i suoi nemici e le loro motivazioni, mentre per ora ci accontentiamo di Ward e Joy, i tipici ricchi, bulli viziati.
La ragione per questa cautela potrebbe risiedere nell’aspetto che rischia di rivelarsi più problematico per Iron Fist: proprio quella componente mistico/spirituale in cui risiedono i veri poteri di Danny e che minaccia di sconfinare nella magia e nel sovrannaturale, distaccandosi molto dalla natura più concreta dei poteri dei primi tre Defenders (anche se Daredevil già ne faceva cenno nella seconda stagione).

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I combattimenti, elemento fondamentale e sempre curato di queste serie Netflix/Marvel, come stile si differenziano nettamente da quelli degli altri Defenders e si rifanno alle arti orientali con movimenti fluidi e armoniosi, più simili ad una danza che ad una lotta. Per ora quelle tra Danny e gli uomini della sicurezza sono state poco più che scaramucce e dovremo aspettare dei veri, validi avversari per poterne valutare l’impatto e la vera forza.

Insomma, un pilot che non stupisce con effetti speciali, ma che fa il suo lavoro introducendo il quarto e ultimo Defender; se sarà all’altezza dei suoi tre precedenti compagni lo valuteremo arrivando in fondo a questi 13 episodi. Per intanto buona visione a tutti!

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