Recensioni

The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7.10 – New Best Friends

Walking Dead
AMC

Era facile ipotizzarlo, ma con “New Best FriendsThe Walking Dead ha già finito di dirci quello che ci doveva dire per questa seconda parte di settima stagione. Ora ci attenderà una lenta agonia fino all’ultima puntata, quando finalmente si tornerà ad ammazzare un po’ di gente. Oltre ad avere poco da dire dopo tutti questi anni, il secondo problema di The Walking Dead è l’alta facilità con la quale si possono prevedere gli sviluppi futuri. Ne segue che purtroppo è praticamente impossibile creare sequenze di suspance nel corso di tutta la stagione, salvo appunto gli episodi chiave, i punti veramente di svolta della narrazione.

Ad averlo capito, fortunatamente, sono anche gli stessi autori della serie. Non a caso gli unici due momenti di conflitto fisico, di pericolo, in quale sono coinvolti i protagonisti, si esauriscono nel respiro di un amen. È il caso dello scontro iniziale fra i Salvatori e gli uomini del Regno, con Richard che alza la cresta e Morgan che prova a difenderlo, perdendo il proprio bastone, e dello scontro fra Rick e lo zombie tutto punte (il caro vecchio Winslow, una ventata di freschezza nella serie, chiaramente la messa in scena di quello che l’assenza di passi avanti nella narrazione scatena negli spettatori) ideato dalle Amazzoni 2.0 (gli Scavengers) all’interno della discarica.

Walking Dead

Scene più lunghe non avrebbero avuto senso, sarebbero state pesanti, perché purtroppo ormai The Walking Dead ha perso da molto tempo quello che all’inizio era un suo elemento caratteristico: far morire personaggi sempre e comunque, importanti o secondari non faceva differenza, perché la vita ormai è diventata effimera ed è costantemente la posta in gioco. Ora il concetto si è, ahi noi, allargato, allargato alla sopravvivenza, non di una singola persona, ma di differenti comunità, la sopravvivenza della razza umana e del senso di umanità. Comunità composte da molte persone, che, ovviamente, il mezzo televisivo non può permettersi di far conoscere tutte ugualmente allo spettatore, creando empatia, com’era invece il piccolo gruppo di sopravvissuti delle prime stagioni, dove si empatizzava persino con gli zombie (Frank Darabont come here!).

E allora, quando, alla fine, arriva il momento di far morire qualcuno, a meno che appunto non si tratti di un punto di svolta o di un cliffhanger strategico, leggi dello show business e dello star system impongono la morte di personaggi a cui nessuno frega niente (vedi il caso delle ultime morti ad Alexandria). E a meno che non ti trovi all’inizio, alla fine o nel midseason di una stagione, i protagonisti, stai pur certo, non creperanno. Soprattutto non creperanno in un banale momento.


Detto quindi che tutta questa parte di stagione sarà dedicata alla creazione delle alleanze fra i vari centri abitati per combattere i Salvatori, gli attriti, i ripensamenti, le meditazioni, le trattative, i tradimenti, messi di fronte al nulla e al già previsto, alla mancanza di qualcosa di narrativamente sorprendente, diviene quasi un tocco di classe l’incontro fra Daryl e Carol, giocato tutto su una colonna sonora minimal, come minimal è l’esposizione dei sentimenti che legano la coppia. Per continuare a lasciare Carol nella propria parentesi di tranquillità, a godersi il proprio luogo ameno, senza scatenare la furia selvaggia, Daryl mente a Carol sul tête-à-tête andato in scena con Negan all’inizio di questa settima stagione. Stanno tutti bene, sono tutti a casa e Negan è un gran simpaticone.

Walking Dead

Purtroppo, a rovinare la sequenza, ci pensa la scena immediatamente successiva. Daryl, tornato al Regno, seduto di fronte alla gabbia della tigre, la gabbia dorata dentro la quale Carol si è chiusa ed è stata rinchiusa per conservare il proprio benessere. Roba che al confronto la rappresentazione di una figura umana, fatta da un bambino di pochi anni, diventa un Picasso (stesso discorso per la discarica, con la distesa di rifiuti da cui partire per ricostruire la società). Proprio in riferimento a Carol, inoltre, si ha la dimostrazione di come una scena chiara a tutti in partenza, possa risultare tediosa se portata avanti troppo a lungo.

È il caso del confronto iniziale fra Daryl e Richard, quando il primo informa il secondo che sperduta nel bosco c’è una persona a cui dare la colpa della morte di un gruppo di Salvatori (e chi sarà mai ?). La relazione Daryl-Carol è forse uno dei pochi motivi per i quali valga ancora spendere qualche minuto della nostra vita a guardare The Walking Dead, o tenerlo in sottofondo (il principale, per quanto mi riguarda, è Rosita Espinosa – Christian Serratos, sessualità, e sesso, in ogni fotogramma di scena, soprattutto se messa in relazione a tutte le altre figure della serie). Per capire cosa intendo basta paragonare il loro rapporto a quello fra Rick e Michonne, praticamente due mufloni che un giorno hanno deciso di accoppiarsi e vivere insieme. Anche come è adesso, cioè col niente, il rapporto Daryl-Carol sembra un film di Terrence Malick, una canzone di Leonard Cohen. Togli Winslow e rimane il vuoto, abbiamo riassunto la puntata alla fine di questa recensione, un vuoto pesante però quello fra Daryl e Carol, tangibile. Un’assenza di rapporto che vale quanto, se non di più, di una storia consumata come quella fra Glen e Maggie (che, al contrario di Rosita, esprime la propria sessualità solo al di fuori del personaggio, nella vita reale).


E veniamo infine ai nuovi migliori amici. Gli Scavengers, i rovista rifiuti, un incrocio fra un gruppo di Amazzoni e il ritratto dei redneck dei Simpson, capaci di generare una sferzata di ilarità mista a costante apprensione, talmente alta è la sensazione che possano combinare qualsiasi cosa fuori dalle regole che possa creare un (solo apparente, l’abbiamo già detto) pericolo. Tralasciando il fatto che spuntano comunità come fossero funghi e di cui nessuno conosceva l’esistenza seppur insediate in un ristretto raggio chilometrico (un plauso alle squadre degli esploratori), Jadis e i suoi compagni rappresentano per Rick quell’esercito che attualmente gli abitanti del regno non possono essere e un chiarimento rispetto alla scena della barca di qualche puntata fa. Ogni volta che viene introdotta una nuova comunità all’interno di The Walking Dead la curiosità è molta e vista la mancanza praticamente costante di novità, ci si aggrappa sempre anche alla pur minima macchietta appaia sullo schermo. Gli Scavengers, dal canto loro, sembrano degli zombie al contrario, che obbediscono all’unisono al proprio leader, quasi meccanicamente. Purtroppo nelle prossime puntate ne andremo ad approfondire la conoscenza. E la simpatia risultata dallo scarso minutaggio concesso loro andrà presto a dissolversi in un altro sbadiglio. Infine, Gabriel non è un traditore… ma veramente ha generato un minimo di suspance questa ipotesi?

Per restare sempre aggiornati su The Walking Dead, con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per The Walking Dead Italia e per The Walking Dead ITA e per vedere sempre prima gli episodi di The Walking Dead seguite la pagina Facebook di Angels & Demons – Italian Subtitles  e ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

Comments
To Top