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The 100: Recensione dell’episodio 4.03 – The Four Horsemen

The 100
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Sono sicuramente pochi gli appassionati di serie tv che non conoscono il senso dell’espressione jumping the shark. Ispirata alla scena in cui Fonzie letteralmente salta uno squalo bianco mentre fa sci nautico in costume e giacca di pelle, queste tre parole indicano il momento in cui una serie di successo sceglie soluzioni forzate pur di continuare a restare in onda anche quando le idee originali e valide stanno iniziando a scemare. Meno nota, ma forse più calzante dato il contesto è invece la frase nuke the fridge che fa riferimento alla scena in cui Harrison Ford nei panni di Indiana Jones si salva da una devastante esplosione nucleare semplicemente chiudendosi in un frigorifero che rimane immune dalla distruzione di tutto ciò che gli sta intorno. The 100 è arrivata a questo punto?

The 100 4x03La morte di tanti per la vita di pochi?

La domanda è lecita dal momento che l’idea di chiudere la passata stagione con la rivelazione che le centrali nucleari del mondo intero stanno fondendo i loro nuclei causando una nuova ferale ondata di radiazioni mortali ha posto i nostri in una situazione da cui è più che fantascientifico uscirne senza rischiare di inventarsi soluzioni molto al di là della sospensione dell’incredulità tacitamente concessa ad una serie sci – fi. D’altra parte, di questa difficoltà sembrano essere ben consapevoli gli stessi protagonisti che, in questi primi tre episodi della quarta stagione, hanno in realtà fatto ben poco per risolvere un problema effettivamente insormontabile data le limitate risorse tecnologiche, la scontata carenza di rifugi antiatomici, la prevedibile mancanza di riserve alimentari (peggiorata dalla scelta di Bellamy di distruggere anche la macchina per sintetizzare acqua potabile). È quindi relativamente poco sorprendente constatare che la promessa di Clarke a Roan si stia rivelando in realtà solo una bugia utile a tornare ad Arkadia dove la ormai ex Wanheda sembra preoccuparsi di salvare solo la sua gente limitandosi a dirsi tanto tanto dispiaciuta per i Grounders destinati ad una estinzione certa. Ma gli stessi abitanti della fu Arca sono ancora troppi e da qui il contrasto tra una Clarke che cerca di rimandare la presa di coscienza di questa verità e una Raven che con insolita freddezza si erge a inflessibile protettrice di coloro che saranno salvati anche a costo di mentire e sfruttare senza rimorsi il lavoro di chi sarà condannato. In un ribaltamento di ruoli forse troppo repentino, è Clarke a recitare la parte dell’indecisa bloccata da mille comprensibili rimorsi sentendo inevitabilmente il peso oppressivo di dover ancora una volta (dopo Mount Weather e la City of Light) salvare la vita di pochi (100 nomi scelti a suo insindacabile giudizio) sacrificando quella di troppi. È questa necessità impellente di non scegliere che convince Clarke e Bellamy a concedere una vana fiducia ad un Jaha in cerca di redenzione nonostante sia chiaro che l’idea dell’esistenza di un bunker privato più grande di quelli creati dal governo sia alquanto esile (e come non schierarsi con Raven quando ricorda i precedenti dell’ex cancelliere?). Speranza appunto svanita nel tempo di un inutile viaggio che si chiude con una lista vergata tra pesanti lacrime.

The 100 4x03Luna e nightblood per tutti?

Un elenco di nomi che potrebbe però risultare superfluo dal momento che, cercando di non saltare lo squalo, gli autori sembrano aver trovato il santo graal della salvazione dalle radiazioni. La ricomparsa di Luna, personaggio che molti avevano visto come uno spreco della scorsa stagione, non poteva essere casuale per cui era chiaro che qualcosa dovesse avere a che fare con il problema che i nostri dovevano risolvere. Che il nightblood di Luna rendesse immuni dalle radiazioni non era del tutto prevedibile, ma neanche è troppo irrealistico dal momento che a crearlo era stata quella Becca tornata sulla Terra dallo spazio solo pochi anni dopo la catastrofe nucleare e sopravvissuta ai suoi effetti. Qualcosa doveva essersi inventata la prima Heda e questo qualcosa sembra essere la panacea per tutti i mali. La domanda ovviamente adesso è come procedere. Fare di Luna una sacca di sangue per tutti? Impossibile ovviamente, ma probabile che con qualche magia (dato che non si vedono in giro laboratori avanzati) Abby riuscirà a sintetizzare una versione alternativa del nightblood da dare a tutti. Come produrne a sufficienza per tutti in due mesi scarsi è un altro quesito la cui risposta rischia di essere un salto dello squalo. Il ritorno di Luna ha anche il merito di offrire la possibilità di normalizzare Raven mettendola di fronte a cosa significa comandare e smussandone nel finale quei toni aspri e quella mancanza di empatia che non sono mai stati parte del personaggio. Inoltre, offre anche una buona occasione per far tornare Murphy nel gruppo evidenziandone la sostanziale bontà che offuscata normalmente dai suoi atteggiamenti opportunistici riemerge tuttavia prepotentemente quando è necessario mettersi al servizio di una giusta causa.

The 100 4x03Skairipa e i quattro cavalieri

Se Murphy è l’antieroe isolato che interviene quando giustizia deve essere fatta, diverso è il caso di Octavia la cui figura è ormai diventata tanto leggendaria da farle guadagnare il dubbio onore di un soprannome appositamente coniato per lei dai Grounders. E così dopo Wanheda per Clarke abbiamo ora Skairipa (morte dal cielo) per la letale sorella di Bellamy. Un titolo che richiama i quattro cavalieri del titolo di questo episodio che erano appunto Morte, Guerra, Peste e Carestia. Quattro piaghe che sono tutte presenti in questa puntata. Se le ultime due sono state principalmente presenti ad Arkadia, le prime due rappresentano il tema dominante delle vicende a Polis dove re Roan sta brillando per la sua costante incapacità di controllare alcunché al punto che la preziosissima Fiamma su cui si poggia il suo fragile potere viene lasciata incustodita e facilmente rubata dalla inattesa figlia di Indra. Proprio la gestione della parte più politica di questa stagione sembra essere il punto debole finora. Pare, infatti, che lo scopo principale sia più che altro esaltare le doti guerriere di Octavia il che però porta a ripetere per la seconda volta lo schema solito della pace instabile mantenuta grazie all’ennesima vittima della furia di Skairipa. Neanche si capisce bene la necessità di fingere che la Fiamma sia stata distrutta solo per accontentare gli opposti fanatismi di Ilian e Gaia dato che questa scelta può solo indebolire il già fragile Roan, ridotto quasi ad un prestanome senza alcun potere.

The 100 prosegue la sua quarta stagione con una andatura purtroppo incerta che risente del pericolo costante di aver osato troppo e vedersi costretta ora a trovare un modo di evitare quello squalo bianco che si intravede in lontananza. Speriamo che Rothenberg e soci trovino la giusta rotta per non dover saltare.

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