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Taboo: Recensione dell’episodio 1.06

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© Copyright 2017, FX Networks. All rights reserved.

A sole due puntate dal finale (di stagione?), si può affermare con un certo margine di certezza che Taboo, la tanto attesa serie ideata da Tom Hardy e padre e scritta da Steven Knight, sia il primo big fail dell’anno. Partita con una prima puntata con un certo piglio (lento ma intrigante), le puntate successive si sono perse in un lungo e tedioso girovagare intorno al personaggio di James Delaney, al suo passato e al suo presente, senza che effettivamente accadesse o ci fosse raccontato qualcosa di concretamente valido. Quest’ultimo episodio si sposta un minimo (non esaltiamoci troppo) dallo schema dei precedenti, rivelandoci finalmente qualcosa sulle visioni mistiche di James e, soprattutto, sull’inquietante figura femminile che popola i suoi sogni ad occhi aperti.

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Che ci fosse qualcosa di poco chiaro nella storia della madre di Delaney era sotto gli occhi di tutti. Una donna strappata – probabilmente con la forza – da una vita completamente opposta a quella a cui deve poi abituarsi, catapulta in una società completamente diversa alla sua. Una situazione simile, per quanto scaturita da ben altre premesse, quella di suo figlio, tornato in una Londra che lo dipinge come un uomo terribile, una bestia feroce con i denti sporchi di carne umana. Un uomo che nel sonno tormenta (e al tempo stesso fa godere di piacere) la sorellastra. Un uomo che parla una lingua incomprensibile, i cui lunghi silenzi sono dominati da urla terrificanti. Un uomo che non si fida di nessuno, neppure di suo figlio. Il diavolo africano è il figlio di una donna trascinata nella pazzia, che in quell’ambiguo gesto – letto dagli altri come il tentativo di ucciderlo – potrebbe averlo invece inziato ad un antico rituale e averlo condotto in un territorio che travalica i confini terreni. E per quanto fosse diventato un vero e proprio divertimento concentrarsi sulle mancate abluzioni di James e sui suoi (per ora non pervenuti) cambi d’abito, capiamo ora la sua avversione verso l’acqua, legata a quel terrificante ricordo.

Se l’aspetto mistico trova una qualche soddisfazione (benché minima), la trama terrena continua in questo episodio ad essere in parte interessante in parte terribilmente noiosa. E’ questa la più grande pecca di Taboo, l’aver dilatato in maniera irritante una storia che si sarebbe potuta risolvere in un lasso di tempo decisamente più breve. E non è una questione di pazienza, perché – come insegna Cholmondeley – per ottenere una polvere da sparo di una certa qualità bisogna armarsi di buona volontà e calma, ma qui pare proprio che l’oste abbia messo troppo acqua nel vino.

Mentre attendiamo insieme a Lorna il ritorno alla magione di James Delaney, apprendiamo che è stata aperta un’inchiesta – sotto richiesta di uno “che fiuta la paura” – circa una nave affondata nel 1805 con a bordo degli schiavi provenienti dall’Africa, mentre Zilpha decide (finalmente!) di disfarsi del poco amato e molto ubriaco marito e di soccombere all’animalesco sentimento che la lega al fratello. Con poca soddisfazione per lei e un deciso imbarazzo per noi (quel “levati i vestiti” fa più ridere che altro), il suo momento di gloria dura però decisamente poco, lasciando così ancora una vaga speranza a chi vorrebbe che fosse l’ex moglie del vecchio Delaney a godere del vigore di James. Non c’è tempo per l’amore, se la Compagnia delle Indie ha definitivamente distrutto tutto quello a cui hai lavorato fino ad ora. Una conferma per il nostro protagonista dei sospetti e un altro buon motivo per mettere in atto le sue brutali pratiche di vendetta.

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L’ennesimo crollo emotivo di James e il tragico epilogo che ne segue chiudono un episodio che, come accennato sopra, riesce a dare una qualche risposta in più alla curiosità del telespettatore rispetto ai precedenti, ma che pone altri interrogativi all’orizzonte. Riuscirà la storia di Taboo a trovare una piena soddisfazione in soli otto episodi, visto che più si va avanti più si complicano le cose? Non sarebbe stato forse meglio accelerare il ritmo in questa seconda parte di stagione e non rischiare di dover fare invece una corsa affannosa negli ultimi episodi? Non sarebbe stato forse meglio concentrarsi di meno sui pensieri pensierosi di James e approfondire un po’ di più i personaggi che sono solo tratteggiati? Non sarebbe stato forse meglio lavorare per sottrazione piuttosto che per addizione? 

Ci sono troppe porte aperte in casa Delaney e troppe stanze ancora da visitare. Il tempo però è quasi finito. Sembra sempre più chiara la volontà di mettere radici per altre stagioni, visto che lo stesso Steven Knight dichiara di avere materiale per almeno altri due gironi (infernali). Se sceneggiatura, regia e soprattutto recitazione rimarranno però a questo livello, di sicuro Taboo dovrà fare a meno di diversi spettatori.

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