Homeland

Homeland : Recensione dell’episodio 6.04 – Flash of Light

Homeland

Arriva prontamente come un lampo il tanto atteso colpo di scena che il telefilm Homeland è solito riservarci alla quarta puntata di ogni stagione. Dopo un inizio che sembrava voler puntare sulla trama di Sekou facendo diventare il caso del ragazzo il tema principale della storia, Homeland volta completamente pagina dando la possibilità a Sekou di rifarsi una vita, scagionandolo da tutte le accuse a patto di lasciar perdere qualsiasi altra iniziativa “patriottica” sul web.

Ma Sekou come molti ragazzini fa il passo più lungo della gamba, non cedendo ai ricatti dell’FBI e immischiandosi in affari che sono più grandi di lui diventando improvvisamente il bersaglio di una delle istituzioni federali più grandi d’America. La morte di Sekou farà partire un’altra trama di Homeland, dividendo la lotta di Carrie nel voler dare giustizia al ragazzo punendo l’FBI e cercare di difendere la reputazione della sua famiglia dal volerlo ricordare come possibile terrorista morto durante un attacco organizzato.

Il caso vuole che Quinn, quello straccio di persona lasciata a marcire nel piano terra della casa di Carrie, abbia finalmente ritrovato un senso alla sua vita, destandosi improvvisamente da quel torpore che era il suo stato epilettico-fattone e iniziando una vera e propria investigazione personale che lo porta a dare a Carrie la chiave della verità sulla morte di Sekou. Questa rinascita improvvisa di Qunn per quanto sia fortemente apprezzata da noi fans lascia un po’ a desiderare: non è stato chiaro quel passaggio che ha donato a Quinn la forza necessaria per risvegliarsi da quel sonno in cui era caduto, con questa fretta di volerlo rimettere in carreggiata Quinn si è bruciato l’Oscar!

E mentre il rapporto tra i due si sta pian piano ricucendo, quello tra Carrie e Dar Adal sembra arrivare definitivamente a un punto di rottura. Non è mai stato chiaro il rapporto tra i due, sempre alternato da uno strato di diffidenza e rispetto lavorativo; Carrie ha molto da recriminare per i modi poco ortodossi di Dar e questi, del canto suo, non ha mai spalleggiato per la pupilla di Saul Berenson. Mai pericolo o troppo esposto, Dar inizia a puntarsi sulla sua posizione e affronta apertamente Carrie davanti alla scuola di Frannie, lasciando a intendere molto dicendo poco. Il tema sono ovviamente le consulenze segrete che Carrie dà al nuovo presidente eletto sulle scelte di politica estera che interessano specialmente i possibili metodi da adottare in questo gossip di un possibile riarmo dell’Iran in collaborazione con la Corea del Nord. Se da una parte Dar cerca in tutti i modi di travisare le parole di Saul dando ormai per certo la collaborazione delle due nazioni per un piano nucleare, dall’altra c’è Carrie che conosce molto bene i modi impulsivi di Dar e dell’Agenzia sempre pronta a fermare sul nascere in tutti i modi questi possibili minacce per il suolo americano.

Lontano dalle scene, ma nel cuore dell’azione, Saul cerca in tutti i modi conferme di un possibile riarmo dell’Iran andando addirittura a incontrarsi di nascosto con una vecchia nostra conoscenza, Majid Javadi, capo dell’Intelligence Iraniana, segreto informatore dell’America. Il dialogo notturno dei due non ci da nessuna informazione, giocando sul fatto che per Javadi il dado è stato già tratto, qualsiasi cosa l’Iran dirà l’America avrà già deciso il suo piano d’azione. E mentre Saul consuma le sue ore in una stanza segregato per punizione da Etai, si consuma anche la vita di Sekou che smuoverà finalmente questi bisbiglii senza fondamento.

Homeland sembra aver gettato le basi per un’altra stagione che si rivela però essere priva di azione ma solo di discorsi, sotterfugi politici e diffidenza. Le carte in tavola sono state mescolate ma il gioco sembra essere sempre lo stesso, ripetuto anche quest’anno per la sesta volta. Senza l’inserimento di un nuovo protagonista, Homeland non sembra aver il piglio necessario per darci la carica alla scoperta di ogni nuovo episodio. Alcuni protagonisti hanno purtroppo cessato di stupire, non ci sono stimoli nuovi per dare ritmo a una nuova stagione senza aggiungere qualcosa di diverso, qualcosa di esplosivo. E mentre Manhatthan trema di fronte a questo nuovo attacco terroristico, tremiamo anche noi, timorosi di veder crollare le nostre speranze di una stagione uguale alle altre.

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