Cinema

Problemi di hype: parliamo di La La Land

la la land

La La Land, film del regista Damien Chazelle con Ryan Gosling ed Emma Stone, è stato presentato al pubblico internazionale in occasione della 73° edizione del Festival del Cinema di Venezia. TeleFilm Central c’era e lo ha recensito in anteprima. Per Katia “La La Land è un film d’altri tempi, che nella modernità di sogni e aspettative affoga in un romanticismo più che mai necessario. C’è ritmo, c’è passione, c’è sicurezza e c’è forza nei dialoghi proprio come negli sguardi. C’è un cast scelto con cura e c’è la chiara firma di un autore che non teme di sperimentare in un epoca fatta spesso di ripetizioni.”

Ma il bello della nostra redazione è l’eterogeneità delle idee e dei gusti di chi la compone. Oggi vi parlerò di La La Land cercando di proporvi una chiave di lettura differente sul film e su un fenomeno che riguarda il cinema da vicino.

Negli ultimi anni, infatti, i mass media e i social network hanno fatto uso e abuso del termine hype, vocabolo di derivazione anglosassone che indica una situazione in cui un determinato argomento viene più volte riportato dai giornali, dalla tv e dagli esperti di comunicazione per scatenare l’interesse del pubblico.

L’hype è la piaga del secolo e La La Land ce lo dimostra

Da mesi ormai, La La Land è la keyword ricorrente dei magazine e delle webzine di critica cinematografica che non perdono occasione per celebrare ed esaltare l’aura salvifica di questo film musical che è stato recentemente insignito di 14 nomination dall’Academy degli Oscar 2017. Dopo aver fatto incetta di premi agli scorsi Golden Globes, La La Land, attualmente in programmazione nelle sale italiane, sembra essere il fenomeno cinematografico dell’anno.

Dicono di LLL.

“Un’alchimia fantastica tra Emma Stone e Ryan Gosling”

“Un omaggio a Ginger Roger e Fred Astaire”

“Il più bel film di questo ultimo decennio”

E’ tutto vero?

La La Land è indiscutibilmente un ottimo film, caratterizzato da una scenografia meticolosamente curata. Lo si vede dalla maniacale simmetria delle inquadrature, dai tramonti sfumati che fanno da cornice alle coreografie e all’espressione standardizzata di un Ryan Gosling affetto da una nuova sindrome: la paresi facciale da prestazione attoriale. L’attore che interpreta il ruolo di Seb, ha fatto a botte con le emozioni e sembra proprio che non sia in grado di distinguere gli stati d’animo. Emozione, struggimento, gioia, amore, passione… per Ryan non c’è distinzione alcuna. Un uomo una posa. Il mondo del web, quello dallo spirito critico più esacerbato, l’ha capito.

Due ore di acuti, mossette, e coreografie lungo i marciapiedi di Los Angeles non bastano per fare di un film un buon musical. La storia del cinema è costellata di film musicali di successo, basti pensare a Moluin Rouge o a Whiplash (regista Damien Chazelle), La La Land non aggiunge nulla di eccezionale rispetto a quanto già visto. E’ una trasposizione macchiettista e banale di un tema altrettanto scontato: voglio diventare una star no matter what (trad. a tutti i costi), faccio la barista part-time, faccio provini, vedo gente, prendo porte in faccia e mi innamoro del bello che non balla che in questo caso, ahinoi, balla; o almeno ci prova!

Ci si aspetta (o almeno io mi aspettavo) un film spiazzante, una colonna sonora di spessore, una trama fresca e invece no. Ho assistito a un frenetico via vai corpi di ballo che zampettano sui tetti delle auto ripetendo passi e melodie che appartengono allo standard della vecchia scuola del musical di Broadway. Un back in the past sterile e fine a stesso che non aggiunge nulla a una stagione cinematografica caratterizzata da plot molto più interessanti e da prestazioni attoriali di livello.

La trama di La La Land in breve

Ryan Gosling interpreta Seb, un pianista jazz malinconico e bistrattato da una Los Angeles che non riesce ad apprezzare le sue doti di musicista. Dopo tanta gavetta, ottiene un contratto da professionista diventando il tastierista di una band di successo il cui front-man è interpretato da John Legend, di gran lunga il miglior interprete e performer di questo film. Dopo aver assaporato il successo, Seb corona il sogno di una vita: aprire un jazz club.

Emma Stone è Mia, cliché ambulante e petulante che vaga per le vie di Los Angeles alla ricerca di un ruolo sul set e nella vita. Gli occhioni e l’espressività della Stone compensano in parte il vuoto interpretativo lasciato da Gosling ma di certo non bastano per salvare una prestazione attoriale che non avrebbe senso di esistere se venisse spogliata dello sbrilluccichio pacchiano e dozzinale degli scenari di La La Land.

Due esistenze che sfiorano senza mai toccarsi. Seb fa il prezioso, Mia gli sbava dietro, Seb si sente vivo solo quando fa musica, Mia solo quando recita, Seb e Mia comunicano attraverso l’arte, Seb e Mia sia amano sprazzi, lui vai in tour, lei rimane ad aspettarlo ma è ormai calato il gelo, il cellulare non squilla per mesi, lui ritorna, lei diventa famosa (grazie al cielo), si fa una vita, dà alla luce una bambina, lui apre un jazz club e dopo 5 anni i due si rivedono scambiandosi……

Il finale rappresenta una delle poche note positive di questo film, ma non vogliamo svelarvi l’incanto.

Il successo di La La Land è un successo falsato dalla eco di una campagna crossmediale studiata ad hoc per aizzare l’interesse del pubblico che, fuorviato dalle lodi che hanno preceduto l’uscita di questo film, si è auto imposto di amare questo film a priori.

La La Land trionferà agli Oscar annientando concorrenti del calibro di Manchester By The Sea, Lion o Moonlight. colpevoli di aver scelto una data di uscita poco favorevole, inquinata da una campagna mediatica impressionante e secondo me sconcertante alla luce dei risultati.

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