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Sherlock: recensione dell’episodio 4.02 – The Lying Detective

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BBC

Secondo il manuale di narrativa di Hermann Grosser il patto narrativo è quel tacito accordo “per cui il lettore compie una parziale e momentanea sospensione delle facoltà critiche e accetta come se fosse vera una storia che sa in larga e diversa misura una storia fittizia”Per quanto questa definizione fosse riferita alla letteratura, essa vale per tutte quelle storie inventate con cui ci confrontiamo giorno per giorno, indipendentemente dal formato con cui ci vengono proposte. Ma cosa succede se anche quella storia fittizia che accettiamo come vera si rivela in realtà falsa? 

La chiave dell’interpretazione della puntata odierna di Sherlock è racchiusa già nel titolo. The Lying Detective ci avvisa che il nostro protagonista in questa puntata è un bugiardo. Mente sui suoi sentimenti, mente a John sulla ragione del suo ricorso alle droghe ma, soprattutto, mente (anche se inconsapevolmente) allo spettatore sugli eventi. Tutto l’episodio è focalizzato sul confuso punto di vista del detective, apparentemente distrutto dalla morte di Mary e drogato per gran parte del tempo, si rivela in realtà essere un burattino delle volontà dell’amica defunta.

Nasce così la sua ossessione per Culverton Smith (Toby Jones), ricco filantropo inglese con una passione per l’omicidio. L’uomo viene utilizzato da Sherlock per salvare Watson dalla disperazione insorta dopo la perdita della coniuge. Secondo Mary, infatti, l’unico modo per salvare John è dargli qualcuno da salvare a sua volta. E così, con lo stile inconfondibile di Sherlock, vediamo il detective che moribondo su un lettino si fa soccorrere dall’amico liberandolo dalla sofferenza e assicurando alla giustizia un serial killer nel frattempo. Facile no?

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Dopo una première definita da molti alla 007, Sherlock torna in questa puntata a ripercorrere i passi della cerebralità che l’aveva contraddistinto in passato. La storia presentata è strutturata su tre livelli: quello più immediato e confuso dato da ciò che vedono i nostri occhi, uno rappresentato dalla trama ordita da Sherlock per incastrare Culverton e l’ultimo, ancora più elevato, che viene svelato con un plot twist negli ultimi minuti. Gli indizi che hanno portato Sherlock al filantropo sembrano infatti essere stati disseminati dall’ultimo degli Holmes, ovvero la sorella Eurus, anticipata nella sua comparsa da quel “miss me?” che ci aveva provocato già un forte mal di testa nel finale della scorsa stagione. Quali sono le volontà della sorella? Ma soprattutto qual è il suo legame con Moriarty?  

Oltre al cervello, in questa stagione si sta dando molto spazio al cuore. Saranno gli eventi tragici che piovono sui personaggi o semplicemente la crescita del rapporto tra i protagonisti, ma Sherlock si sta dimostrando sempre più umano. Soffre per il senso di colpa di Mary e non ha paura di esporsi per l’amico Watson. Molti stanno criticando la perdita di sociopatia del protagonista, ma pare un’evoluzione perfettamente dovuta e in linea con la storia. Altrimenti quando mai avremmo assistito a un abbraccio tra Sherlock e John?

Ed è forse questo personaggio a regalare anche le scene più intense di questo episodio. L’immagine di Mary che lo accompagna nelle sue giornate non rappresenta infatti il dolore della perdita della moglie, come spesso accade in altri prodotti, ma piuttosto rimorso di non essere stato l’uomo fedele che tutti credevamo. Anche John sta facendo un percorso di crescita assieme a Sherlock e forse adesso avrà la possibilità di portarlo a termine.

Piccola menzione d’onore a Mrs Hudson, vera diva della puntata, che si dimostra la moglie che Walter White non ha mai avuto ma di cui forse avrebbe avuto bisogno. Il suo stile di guida è stato assolutamente esilarante, senza dimenticare la facilità con cui ha zittito Mycroft, dimostrando le sue lacune come fratello e come essere emotivo. Ma, dopotutto, la thug life non è acqua.

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Peccato invece per l’utilizzo del personaggio di Culverton, forse unica macchia nera in questa puntata. L’attesa per la presenza di Toby Jones era stata molto alimentata sui social, prima dell’uscita della stagione, e l’averlo relegato a semplice pedina nelle mani di Sherlock lo rende sicuramente un villain potenzialmente spaventoso ma in definitiva inetto e dimenticabile.

Con The Lying Detective Sherlock ha nuovamente fatto sfoggio delle valide capacità di scrittura della coppia Moffat – Gatiss. La puntata pur complicata da seguire e rivelatasi lineare solamente nel finale non ha lasciato dietro di sè nessun buco di trama. Il rischio che questa serie corre sempre è che, toccando spesso le punte dell’assurdo e rendendo lo spettatore incredulo, più e più volte si avvicina al disastro senza però caderci mai dentro. Complice di questo successo sono anche una regia e un montaggio sicuramente all’altezza della situazione.

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