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Beyond: Recensione degli episodi 1.01/1.02 – Pilot/Tempus Fugit

Beyond

Se uno nasce tondo, non può morire quadrato. Pillole di saggezza popolare che portano con sé un corollario immediato: puoi cambiare nome ad una cosa, ma resterà comunque quella che è. Così, puoi decidere che il network ABC Family dal 12 Gennaio 2016 si chiami nuovamente Freeform come era in origine, ma resterà comunque la stessa rete responsabile di prodotti come Shadowhunters e Dead of Summer. Serie tv che, pur tralasciando antipatie personali, non hanno certo brillato per qualità e raffinatezza scadendo spesso in un giovanilismo estremo e in un trash abbracciato con inconsapevole dedizione.

BeyondUn totale a somma nulla

Con queste poco incoraggianti premesse, l’ultimo arrivato in casa Freeform poteva essere una ennesima conferma di un trend tanto consolidato quanto poco lusinghiero o una auspicata inversione di tendenza verso prodotti più maturi e di qualità maggiore. Tuttavia, i primi due episodi di Beyond non sembrano dare una risposta univoca dato che i promettenti segnali positivi sono parimente bilanciati da altrettanti passi indietro che portano il totale ad una somma nulla che non permette un giudizio risolutivo. In verità, lo spettatore onnivoro potrebbe farsi una idea più completa della serie approfittando dell’opportunità di binge watching concessa da Freeform che ha mandato in onda i primi due episodi, ma reso disponibile sulle sue piattaforme online tutta la prima stagione nello stesso giorno. E tuttavia qui ci limiteremo solo ai primi due capitoli di una storia che, seppure interessante, non riesce ad avere le doti giuste per giustificare una maratona ininterrotta. Anche perché il pilot e il secondo episodio sono sufficienti a chiarire quanto detto poco sopra.

BeyondTornare da un coma

Una premiere giustamente introduttiva ci fa fare conoscenza con Holden Matthews (Burkeley Duffield)  finito in coma mentre scappava a bulli di paese e risvegliatosi miracolosamente dodici anni dopo. L’avverbio miracolosamente qui si riferisce non tanto all’evento in sé, sicuramente raro se non unico, ma alle sue condizioni di salute: Holden è infatti in splendida forma fisica non accusando alcun postumo del lungo sonno e tornando da subito ad essere il classico ragazzone americano belloccio e aitante. Ma dodici anni sono tanti anzi troppi. Perché intanto la vita di tutti è andata inevitabilmente avanti e la madre (Romy Rosemont) è ora una devota cattolica, il padre (Michael McGrady) è un sopravvissuto ad una burrasca familiare che intuiamo appena, il fratellino petulante (Jonathan Whitesell) ha una attrazione irresistibile per le ragazze che prontamente ricambiano, il migliore amico (Jordan Calloway) di allora è ora un consulente scolastico con moglie e figlio in arrivo. E poi tu non sai guidare e non sai cosa è una festa e come si approccia una ragazza e neanche che un Apple Store non è un negozio di mele. Come si fa a riprendere una vita che non hai vissuto? Come si fa ad andare avanti quando non hai avuto tempo di imparare cosa significa non essere più ragazzini? Si può leggere su Wikipedia cosa è un iPad, ma in quelle pagine virtuali non puoi trovare il filo di una matassa che si è ingarbugliata perché non hai potuto stenderla mentre eri in coma. Lo sguardo spaesato e le movenze incerte di Holden rendono bene i dubbi e le difficoltà di chi è tornato da un viaggio che non avrebbe voluto mai fare e altrettanto convincenti sono le paure dei genitori che hanno ricevuto un dono tanto inatteso e la gioiosa fretta del fratello che vuole essere una guida verso quella allegria era stata negata a Holden (ma portare ad una festa a base di musica techno e droga uno appena uscito dal coma forse è eccessivo, giusto un pelino eh).

BeyondEssere su Freeform

Peccato che, appunto, chi nasce tondo non può morire quadrato. E quindi Beyond non può essere una serie che si interroghi in maniera matura sulle difficoltà di ritornare a vivere e su come un ritorno improvviso cambi i rapporti tra persone che si erano rassegnate ad una assenza imperitura. Perché siamo su Freeform e quindi la convinzione è che il pubblico di riferimento voglia qualcosa di molto più leggero. A Holden, quindi, non basta essersi risvegliato dal coma. Deve anche avere poteri sovrannaturali che non ricorda di avere mai avuto, visioni inquietanti di personaggi misteriosi, una storia d’amore dimenticata vissuta in una dimensione parallela (dove come quando ancora non è chiaro), un nemico (Peter Kelamis) imprecisato e improbabile (mai visto villain tanto fuori forma e con giacca color mostarda) che gli da la caccia perché sa chi è lui veramente, una organizzazione segreta con la sede ovviamente in un compound perso in un bosco con tanto di simboli alchemici sulle pareti. E Holden deve risvegliarsi nello stesso punto dove è avvenuto l’incidente che lo ha mandato in coma senza sapere come ci è arrivato; i suoi incubi scatenano incendi e sciolgono in modo piuttosto creepy vecchi giocattoli; gli svenimenti improvvisi lo trascinano in mondi fantasy. E ovviamente ha bisogno di correre subito dalla bella Willa (Dilan Gwyn) che dice di sapere tutto di lui e tanto basta per crederle a prescindere perché magari conosce anche la verità sul vecchio che continua a intimargli di ricordare. Beyond scivola, quindi, nel semplicistico schema del buono che deve ritrovare sé stesso per sconfiggere quelli brutti e cattivi aiutato dalla bella e coraggiosa in uno scenario che si può scegliere se essere fantasy o fantascientifico o magari entrambi che mischiare non fa mai male. Non che ciò sia a priori un male dal momento che bisogna vedere come la storyline si sviluppa per poter giudicare se sia scritta bene o male. Ma di certo non è qualcosa che promette di essere innovativo o potenzialmente inatteso.

Beyond è un prodotto Freeform e da questa sua parentela eredita le stimmate del teen drama. Eppure ci prova ad essere qualcosa di più con i continui rimandi alla tematica del risveglio, ma il sospetto forte è che questi temi più profondi avranno un peso sempre minore nello show a favore di una trama che privilegerà una più banale lotta tra buoni e cattivi in una dimensione fantasy. Insomma, i tipi della Freeform non riescono ancora a capire che la leggerezza non è necessariamente indispensabile per volare; anzi a volte può essere un peso opprimente che condanna una serie a restare tristemente incollata a terra.

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