Recensioni

Vikings: Recensione dell’episodio 4.15 – All his Angels

Vikings
History Channel

“Nè più mai toccherò le sacre sponde / Ove il mio corpo fanciulletto giacque […]

Tu non altro che il canto avrai del figlio, / o materna mia terra; a noi prescrisse

il fato illacrimata sepoltura.”

 – A Zacinto, Ugo Foscolo

Così recitavano i versi di Ugo Foscolo quando, esiliato a Milano, ricordava la sua terra natale e patria, a cui non gli era più permesso tornare. La sua non fu una scelta bensì un’imposizione, mentre Ragnar, viceversa, la sua strada la sceglie eccome. Anche lui, come Foscolo, morirà in una terra che non è la sua, lontano dalla sua amata, dai suoi figli, dalla terra per cui tanto aveva lottato. Ma morirà, ed è un fattore fondamentale, proprio come aveva sempre desiderato: per sua scelta, in un piano da lui ideato. Non saranno gli dei a decidere, sarà lui.

Morirà in una tomba priva di qualsiasi segno distintivo, un tutt’uno con la terra che sarà il suo letto di riposo eterno, circondato dalle orribili bestie che gli hanno inferto gli ultimi letali colpi. Un’arma, quei serpenti, che tuttavia non esonera dalla colpa il vero artefice di quel delitto ormai ampiamente annunciato: Aelle, ma anche Ecbert, se vogliamo.

La fine di un eroe, la fine di un’era

Vikings Travis Fimmel Ragnar

L’intero quindicesimo episodio di Vikings ruota intorno a Ragnar. Pochi sono gli istanti dedicati agli altri personaggi, che sono praticamente inesistenti. Questo episodio è un inno funebre che invoca, con dolore ma rassegnazione, gli ultimi respiri di un grande guerriero e un grande sovrano. Un epitaffio che celebra la vita di un contadino, un jarl, un re, un padre, un marito, un guerriero, un fratello. Perché Ragnar è stato tutto questo, da quando l’abbiamo conosciuto, tutto questo e molto di più.

L’abbiamo visto come un vichingo qualsiasi, felice della sua posizione, con una moglie e due figli sani. L’abbiamo poi visto cambiare, evolversi verso la grandezza che da sempre il suo destino gli aveva promesso. Jarl, quindi, di Kattegat, prima di diventare ufficialmente re. Le sue idee brillanti, una mente incapace di piegarsi al raziocinio, ne hanno fatto un personaggio straordinario, che abbiamo amato anche mentre lo stavamo profondamente odiando.

Un personaggio arricchito da menti brillanti che gravitavano intorno a lui. Il costruttore di navi Floki, grazie al quale ha raggiunto lidi insperati; il fratello Rollo, che gli ha insegnato ancora e ancora il valore e i rischi della fiducia; la moglie Lagertha, che l’ha deluso solo una volta, quando è stata incapace di dargli più figli di quanti il destino gli richiedesse; la principessa Aslaug, che gli ha donato i suoi preziosi ragazzi; il figlio Bjorn, che prima ancora di conoscere il leggendario Ragnar ha conosciuto un padre e ha plasmato la sua esistenza perché somigliasse a quell’uomo, non alla leggenda; il monaco Athelstan, che gli ha insegnato non solo cosa fosse l’amicizia ma anche la fede.

Responsabile diretto di questo trapasso è Aelle, che ha odiato quel guerriero vichingo dal primo giorno in cui ha posato gli occhi su di lui. Un odio che si manifesta con grida, risate, torture. Perché la morte di Ragnar non può essere una pacifica pugnalata al petto, che nulla sarebbe se non un insulto alla vita che ha vissuto. La morte che Ragnar sceglie, che lui sceglie – come orgogliosamente conferma anche al Veggente, che gli appare in visione o forse in una mera allucinazione – è una morte violente. Una morte da martire cristiano, quasi: l’ironia di questa somiglianza non passa inosservata.

Vikings

Un pagano, Ragnar, che muore nel ricordo della fede. Se non è la fede nei suoi dei, se non è la fede nel Dio di Athelstan, è di certo un qualche tipo di fede. Questo è quello che fa tutta la differenza. Ragnar crede, come i flashback ci mostrano, sommergendoci di lacrime, in quello che ha avuto dalla vita, nelle gioie e nelle sofferenze che questa vita gli ha concesso. Crede in quello che la vita gli ha dato e crede nella morte che abbraccia, tra serpenti velenosi e appuntite picche. In una terra straniera, una terra che il suo ormai perduto Vlahalla non lo vede neppure all’orizzonte.

L’eredità di un Vichingo e il futuro dei Lothbrock

La temuta morte di Ragnar arriva in vecchiaia, arriva quando ormai Ragnar ha dato al suo mondo e ai suoi cari tutto quello che poteva dare. C’era stato un momento, qualche tempo fa, in cui ero certa che ci avrebbe salutati. Parlo, naturalmente, di Parigi. La prima invasione della città sarebbe stato il momento perfetto, un modo di andarsene al culmine della sua gloria. All’epoca ci sarebbe stato Bjorn a prendere il suo posto, ovvio, ed il percorso di Bjorn Ironside sarebbe stato intrigante, interessante persino. Ripensandoci ora, tuttavia, è chiaro che non sarebbe stato assolutamente abbastanza.

Perché adesso Ragnar non si lascia alle spalle soltanto un figlio cresciuto, ne lascia indietro ben cinque. Se una storyline incentrata unicamente su Bjorn (con tutto il rispetto per il carisma del bravissimo Alexander Ludwig) poteva funzionare ma non a 360 gradi, ora invece basta guardare Ivar e capire perché la storia può funzionare. Come lo stesso Ragnar ha ribadito, Ivar è imprevedibile e quell’imprevedibilità (ereditata naturalmente dal padre) è anche la sua forza. Pericoloso, inquietante, carismatico, magnetico: gli aggettivi per Ivar sono infiniti. Che “re” stia per aggiungersi alla lista? Che gli sceneggiatori siano pronti a dire addio non a uno ma a ben tre dei personaggi principali della serie?

Vikings

Eliminare prima Aslaug e ora Ragnar potrebbe essere un a presa di posizione, un modo per dare spazio alla nuova generazione. Naturalmente per farlo bisognerebbe anche abbandonarsi alle spalle altre due figure significative: Rollo e Lagertha. La shieldmaiden che ha riconquistato la sua casa ha ora l’ira di Ivar da affrontare, addirittura in duello pare. Che questa sia la sua fine, morire per mano di uno dei figli dell’uomo che ha tanto amato? E la fine di Rollo? Potrebbe essere anche lui sulla via del Valhalla? Domande che una risposta non hanno ancora, ahimè.

Con l’addio a Ragnar diciamo anche addio al bravissimo Travis Fimmel, che non possiamo che ringraziare per questi lunghi e straordinari anni insieme. Ci lascia in un episodio toccante, difficile, un’ascesa verso il momento chiave che cambia tutto e a cui non avremmo mai potuto essere davvero pronti. Che ne sarà del mondo di Vikings senza Ragnar Lothbrock? Non ci resta che aspettare e scoprirlo.

Per restare sempre aggiornati su Vikings con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per Vikings – Italian fans (fanpage e sito) e per vedere sempre prima gli episodi di Vikings seguite la pagina Facebook di Angels & Demons – Italian Subtitles. E non dimenticate di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

Comments
To Top