Cinema

Oceania: Recensione del nuovo film di animazione della Disney

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Disney Animation Studios

Genere: animazione, avventura e commedia

Anno: 2016

Durata: 1 h 47 min

Regia: Ron Clements, Don Hall

Sceneggiatura: Jared Bush

Cast principale: Dwayne Johnson, Auli’i Cravalho, Rachel House, Nicole Scherzinger

Dopo averci emozionato con Big Hero 6 Zootropolis gli Animation Studios della casa del topo tornano al cinema con Oceania. Inutile a dirlo ma, tolto il coinvolgimento di Dwayne Johnson nella versione originale, l’attrattiva di questo film era abbastanza ridotta. Sarà che ormai la moda della eroina sta iniziando a scemare (non me ne voglia il gentil sesso, ma è così), sarà l’incipit ormai trito e ritrito del nido da salvare ma a farmi varcare la sala del cinema è stato solo papà Walt e la fiducia che nutro per la sua eredità.

Oceania è ambientato nella antica Polinesia, in un’epoca dove umanità, divinità e magia ancora convivono. Vaiana è una giovane ragazza destinata a diventare capo della sua isola, luogo assolutamente segregato dal mondo. La causa di questo isolamento è la presenza di forze ostili nell’oceano aperto, liberatesi in seguito a delle azioni egoiste compiute da Maui, un semidio. Vaiana viene quindi incaricata dall’oceano di sistemare i danni causati dalla mezza divinità.

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L’ETERNO SCONTRO TRA CUORE E CERVELLO

Come si diceva sopra, l’inizio è abbastanza semplice. Vaiana è la classica ragazza diversa dalla sua gente, lei desidera esplorare il mondo fuori dall’isola invece che portare a compimento il suo destino. La sua curiosità deve però fare i conti col padre, ostile e spaventato dall’oceano a causa di eventi infausti presenti nel suo passato. La figura che le permetterà di seguire i suoi sogni è la nonna, vista da tutti come la matta del vilaggio ma forte conoscitrice delle tradizioni.

Dall’altro lato abbiamo Maui, un semidio egoista che sfida continuamente le divinità per ottenere l’approvazione degli umani. Il suo comportamento svela però un lato debole e insicuro. Veniamo infatti a sapere del suo abbandono durante l’infanzia che prova continuamente a compensare compiendo gesta al di là dell’umano potere. Contestualmente anche Vaiana non si rivela essere la classica ragazza ribelle che prova gusto nell’andare controcorrente. Ha a cuore la sua terra e davanti ad ogni scelta non ha paura di esitare, di pesare ciò che le dice il cuore e ciò che le comanda il cervello (e qui si apre il collegamento con il bellissimo corto precedente alla pellicola).

IL LATO NASCOSTO DEL FILM

Per cui davanti alla semplice storia che racconta Oceania e davanti a dei personaggi apparentemente già visti si apre una seconda chiave di lettura. C’è un mondo di “magia” che gli adulti hanno smesso di vedere perché frenati dai loro preconcetti. Diventa quindi compito dei giovani, in quanto più inesperti e malleabili ma anche più tenaci e affamati di cambiamento, saper vedere questa magia per trovare se stessi e portare la propria società oltre le barriere che essa stessa si è costruita imprigionandosi. 

Mentre i neuroni dello spettatore più adulto fanno gli straordinari per apprezzare a pieno il film, sono però gli occhi a fare la vera abbuffata. Il film visivamente è eccezionale. Il livello di dettaglio raggiunto ormai dai prodotti digitali è talmente elevato da chiedersi quale sia lo scopo dell’animazione, se ormai la finzione fa a gara con la realtà. La resa della dea Te Fiti penso fosse sufficiente a far capire quanto lavoro ci sia dietro questi prodotti.

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TUTTO E’ BENE QUEL CHE FINISCE BENE

Oceania trova in definitiva la sua fortuna nel dualismo tra Vaiana e Maui, la coppia funziona perché eterogenea ma comunque empatica. I personaggi sono efficaci perché presentano dei difetti e trovano il tempo per valutare i propri errori e quindi crescere. Ma tolto questo fattore e il comparto tecnico il film non fa altro che raccontare una storia bella, ma sempliciotta. Si parla di un viaggio con degli ostacoli da superare e l’apice viene raggiunto durante lo scontro con l’antagonista. Sicuramente la pellicola verrà apprezzata dai più grandi e dai più piccolini in quanto rappresentante del buon intrattenimento, ma siamo ben lontani dai livelli raggiunti con Zootropolis. 

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