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Rocco Schiavone: Recensione della serie con Marco Giallini

rocco schiavone

La fine di un percorso è sempre accompagnata dal bisogno di fare un bilancio sulla strada fatta. Necessario è infatti vedere cosa ha funzionato, cosa poteva essere migliorato e se le scarpe indossate erano effettivamente le più comode, le più adatte. Così stanchi, a fine anno, ci ritroviamo a scorrere la lista dei buoni propositi promessi a noi stessi, verificando quanto siamo stati bravi (o cattivi) nel perseguire i nostri obiettivi. In un modo non molto dissimile funzionano le serie TV: con l’episodio pilota si fanno delle promesse su quello che saranno per i nostri occhi e le nostre orecchie e, una volta arrivati al finale, si rende necessario verificare se i patti sono stati effettivamente rispettati.

Nella recensione della prima puntata Caterina aveva definito Rocco Schiavone un ibrido tra la televisione italiana e quella internazionale, un tentativo di svecchiamento del palinsesto della Rai che, seppur lodevole, portava con sé comunque diversi difetti. A prodotto finito sta a noi ora vedere se effettivamente queste imperfezioni sono state perse per strada o meno. Si può tranquillamente dire Rocco Schiavone è una serie riuscita, pur lasciandoci con dei “ma”.

Cominciamo con gli aspetti positivi. Sicuramente la punta di diamante della serie è l’interpretazione di Giallini e la caratterizzazione del protagonista. Rocco è un personaggio chiaramente ispirato alle serie oltreoceano, è un uomo che non sa vivere nel presente perché intrappolato nei rimpianti di un passato che sembra congelarlo. Passa le giornate per lo più in solitudine, parlando con una coscienza che prende le sembianze della moglie defunta. Tuttavia questo non lo rende un uomo separato dalla realtà: in diverse occasioni l’abbiamo visto soverchiare la legge per il bene del prossimo senza però trovare mai una condizione di benessere. Per questa ragione più volte tenta di superare la perdita della coniuge con relazioni puramente fisiche. Le donne che frequenta sono di bell’aspetto ma in fondo mai divertenti o sagaci come la moglie. Tutti i rapporti che intreccia appaiono come un suo esperimento atto a capire se vuole vivere “dentro o fuori il recinto”, dilemma che risolve nell’enigmatico finale che si lascia a una duplice interpretazione: è stato coraggio o si è semplicemente arreso dinanzi a l’impossibilità di andare avanti?

Marco Giallini e Isabella Ragonese - Rocco Schiavone

Ottima è stata anche l’interpretazione di Isabella Ragonese, la chimica con Giallini ha reso le scene tra Rocco e la moglie così tangibili da dipingere perfettamente la desolazione del vice questore, lasciando lo spettatore con un senso di amara tristezza al termine di ogni sequenza della coppia. Per quel che riguarda gli altri personaggi, buona la recitazione del cast secondario anche se poteva essere relegato più minutaggio a certi personaggi di spicco. Si pensi alla relazione tra Italo e Caterina e il suo sviluppo totalmente fuori dallo schermo o all’accennata omosessualità del medico legale livornese. Discorso diverso va fatto invece per le varie comparse che hanno interpretato i personaggi coinvolti nei casi di turno, a volte lo scarto recitativo tra Giallini e i vari attori risultava così evidente da disturbare la visione.

Anche i delitti di puntata hanno conosciuto degli alti e i bassi, non sempre sono risultati particolarmente originali o avvincenti (in particolare nel primo e nel terzo episodio) e solo sul finale il dipanarsi di una trama orizzontale ha permesso alla narrazione di acquisire un ritmo più veloce, svelando i retroscena del protagonista. Persino i dialoghi erano carenti in termini di costanza, si passava da dei botta risposta fortemente letterari e suggestivi a chiacchiere da telenovela di cui si faceva volentieri a meno (mi sto riferendo alle interazioni tra Rocco e le sue love story passeggere).

Per quel che riguarda l’assetto tecnico si riconferma valida la regia di Soavi, pur imbruttita dall’utilizzo di un green screen manifesto per le montagne di sfondo e l’assenza di una vera e propria colonna sonora, apparentemente rappresentata da solo due motivi musicali, di cui uno il continuo della intro.

marco giallini

Insomma, Rocco Schiavone ha rispettato i suoi propositi di fine anno? In linea di massima possiamo dire di sì, la serie ha saputo portare al finale tutto ciò che aveva promesso all’episodio pilota riuscendo persino a migliorare il ritmo narrativo. Resta il fatto che l’opera non si è liberata totalmente dell’eredità delle fiction italiane, alcuni dialoghi mal costruiti e attori non proprio brillantissimi hanno infatti compromesso la qualità totale del prodotto, che comunque apprezziamo in quanto portabandiera di un tentativo di rinnovamento da parte del nostro palinsesto.

Voto: 3,5/5

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