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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7.06 – Swear

Walking Dead
AMC

Swear, Giura, ovvero l’ennesimo episodio di The Walking Dead basato su un personaggio secondario. Tocca a Tara, di cui ci interessa il giusto, meno le bestemmie. E intanto, personaggio secondario di là, personaggio secondario di qua, siamo alla sesta puntata, meno due alla pausa da midseason e ad arrivare a sedici si fa anche presto di questo tenore.

Purtroppo l’interesse per queste puntate rasenta il nulla. Io, per esempio, a stento mi ricordavo che Denise, la compagna di Tara, fosse stata seccata nel lungo finale della scorsa stagione. Anche se però mi ricordo che ci rimasi alquanto st…o per la morte improvvisa. Questo, per dire quanto possano interessare le vicende narrative di questa tipologia di personaggi, lasciati sempre sullo sfondo e utilizzati, ogni tanto, per introdurre qualche momento di riflessione, come, nel caso di Denise, le cose realmente importanti nella vita o lo sguardo umano che ancora le poteva far vedere il mondo come una volta, prima che una freccia le si conficcasse in mezzo all’orbita, passando dalla nuca. Due tematiche, quest’ultime, che tornano in campo anche sul finale di Swear, quando Tara, ritornata bella e tranquilla ad Alexandria, scopre che Denise è morta.

Ma andiamo con ordine. Se di Tara ci interessa poco, di Heath ci interessa ancora meno. Per guardare queste puntate ormai mi convinco di essere di fronte a piccoli spin-off di 50 minuti che ci raccontano le gesta di un personaggio dell’universo Walking Dead. Heath farebbe parte di uno spin-off che non guarderei e del suo destino finale in Swear ci interessa ancora meno dell’interesse medio suscitato dalla puntata. Come direbbe Crystal il cigno: lo zero assoluto. Fortuna che dall’altro orecchio arrivano i Paw Patrol che guarda mio figlio.
Lasciatici alle spalle Heath, le cose veramente importanti all’interno di questo episodio non sono molte. Scopriamo che esiste un villaggio stile amazzoni. Tutte donne che hanno deciso di uccidere qualsiasi straniero si avvicini al loro insediamento. Una decisione presa dopo un leggero diverbio con i Salvatori, costato una pallottola nel cranio ai maschi, dagli adulti ai bambini di una decina di anni. Le “Amazzoni” ci tengono a distinguersi dagli altri gruppi incontrati nelle diverse stagioni di Walking Dead: hanno belle case curate, offrono la cena, si preoccupano degli orari di una vita per loro troppo sregolata. Ma hanno un problema: non tollerano essere scoperte e uccidono tutti coloro che per sfiga capitino dalle loro parti. E così vorrebbero fare anche con Tara, che però se la squaglia, dopo aver provato a intavolare un’alleanza.

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Che è un po’ anche la gestualità rivolta agli spettatori.

Secondo punto su cui si costruisce l’episodio. C’è al mondo gente che ha perso la propria umanità ed è disposto a fare qualsiasi cosa per vivere. C’è gente che invece la propria umanità non l’ha persa, fa sempre la cosa giusta e brava e buona. Poi c’è Rick, che ovunque arriva, semina morte e tutti si toccano al suo passaggio. E poi c’è Heath, che onestamente non sappiamo dove collocare, ma rientra nel girone di quelli che sparano le menate esistenziali ad inizio puntata. Tara, invece, dopo aver partecipato all’assalto della prigione, ricordiamolo, nella schiera del Governatore, ora non ha nulla da invidiare al personaggio senza macchia e senza disonori che nei cartoni animati giapponesi ci faceva sempre girare le scatole a mille. Mente, è vero, ma solo per salvaguardare il proprio gruppo e poi è talmente goffa nel mentire che viene scoperta subito. Una così o la sposi, o l’accoppi. Tutta la puntata ribadisce come Tara sia ben diversa da tutti gli altri: non uccide, intavola subito un’alleanza e praticamente facciamola santa. Uno stile di vita che si racchiude nel pugno. Cyndie, per esempio, rientra nella squadra del pugnetto. La nonna, no. Lei vorrebbe una Beatrix Kiddo al suo fianco, ma si ritrova solo una Beatrice incapace che si diverte a farsi infinocchiare.  Una visione che ormai ha contaminato pure le nuove generazioni. Tara osserva questa realtà che non le appartiene dall’esterno, da vicino e da lontano, ma senza ritrovarcisi all’interno. Prova a rimanere ai margini ma viene risucchiata dentro. Chiede di uscire, ma nessuno ne vuol sapere di lasciarla andare e allora deve usare la forza.

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E mentre un Rick qualsiasi sarebbe tornato di corsa ad Alexandria, per organizzare una spedizione punitiva con tonnellate di sale al seguito perché niente tornasse a rinascere dopo il proprio passaggio, Tara no. Tara si ferma a prendere una bambolina per Denise, salvo poi ritrovarsi con qualcosa di ben più grosso di una freccia nell’occhio. Ma nonostante questo, lei, che è del partito del pugnetto, mantiene la parola data a Cyndie e non tradisce il villaggio delle donne (dove Heath invece avrebbe potuto divertirsi un sacco), ricordando, a bomba, quanto sosteneva la compagna una volta passata la paura: le cose importanti sono altre.
E con questo fanno tre centri abitati, vessati dai Salvatori, che, da come ne parlano le donne, sembrano essere un’orda infinitamente innumerevole.

Ora, tolta la manfrina sull’importanza della vita, tolta la squadra del pugnetto, tolte le menate iniziali di Heath, propedeutiche ad introdurre i primi due argomenti, Swear rimane, al netto delle ripetizioni infinite degli argomenti di cui sopra, un lungo episodio di “azione intensa”.

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Una scena da lasciare senza fiato, finita la quale ti rimane solo una scorpacciata di niente. E tutti, quando Natania, sedendosi a tavola, si rivolge a Tara (e a noi), con un riassuntivo “Let’s talk“, avremmo voluto fosse finita lì, già da un pezzo.

Voto: 1.5/5

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