Cinema

Café Society : la recensione del film di Woody Allen

café society

Titolo: Café Society

Genere: commedia, drammatico, sentimentale

Anno: 2016

Durata: 96 min

Regia: Woody Allen

Sceneggiatura: Woody Allen

Cast principale: Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Blake Lively, Steve Carell, Jeannie Berlin

Woody Allen è arrivato al suo 47esimo film! Da non crederci, sembra ieri che il suo viso magrolino e la sua caratteristica montatura di occhiali facevano la comparsa sullo schermo, ma era mezzo secolo fa. Eppure poche cose sono cambiate: il brillante regista e attore di Brooklyn continua a fare un film all’anno, ha ancora il suo stile riconoscibile che lo distingue dagli altri e non ha perso un grammo della sua passione romantica per New York, il jazz ed un romanticismo non convenzionale.

Café Society

Ma, ahimè, alcune cose sono cambiate eccome. Per prima cosa, il tempo passa per tutti, anche per Woody e le sue camicie a maniche corte. Alla veneranda età di 80 anni, nonostante non smetta di lavorare, i suoi film mancano del tocco magico dei primi tempi. Le storie e le atmosfere si ripetono e, anche se non ci mette più la faccia ma semplicemente delega altri attori per interpretare un’altra versione di se stesso e di suo nel film c’è solo la voce narrante, noi sappiamo che in realtà Mr. Allen è dappertutto.

Come Hollywood Ending (2002) e Midnight in Paris (2011), Café Society è stato selezionato come film d’apertura – fuori concorso – al Festival di Cannes 2016. Il film ha come protagonista Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg), un ragazzo del Bronx che decide di cercare fortuna nella scintillante Hollywood degli anni Trenta dove suo zio Phil (Steve Carell) è un pezzo grosso, un agente di successo che conosce tutta la gente che conta. Nonostante Phil si faccia aspettare per settimane, alla fine impiega Bobby come fattorino. E al ragazzo questo basta e avanza per avventurarsi nei meandri sconosciuti e intriganti di quel mondo che sembra finto.

Una magica avventura nella Hollywood degli anni ’30

Ad accompagnarlo in questa magica avventura c’è Vonnie (Kristen Stewart), l’assistente dello zio, che con la sua bellezza semplice ma vera è la perfetta guida in un piccolo mondo costruito su misura come un set cinematografico, ma di cui ha già vinto la tentazione e adesso lo guarda con calma distaccata pensando. “No grazie, meglio la realtà”. Bobby si innamora follemente di questa donna sicura di sé ed intelligente e la conquista con la sua parlantina veloce, il sarcasmo tagliente e la nostalgia per New York. Le principali armi seduttive del regista in persona, che ha il volto e la voce di Jesse Eisenberg il quale fa un lavoro così egregio che a momenti ci sembra di vedere proprio Woody sullo schermo. Inquietante.

Café SocietyLa Hollywood della metà degli anni Trenta è affascinante e fantastica, ma Bobby sente di averne già ricevuto tutti i benefici e la sua New York comincia a mancargli. Con molta audacia decide di partire e spera che Vonnie vada con lui e accetti di sposarlo. Ma come tutti i film alleniani che si rispettino, le cose non sono mai così semplici e in amore si deve sempre soffrire. A volte il destino ha altri piani per noi.

Una volta tornato a New York, Bobby va a lavorare nel locale di suo fratello Ben (Corey Stoll), un vero gangster. Il locale si chiama appunto Café Society, ed è un tributo alla bella vita, la brillantina, i vestiti scintillanti, il jazz e le sigarette fumate col bocchino. È il posto giusto al momento giusto. Bobby ne diventa il gestore, si sposa con la bellissima Veronica (Blake Lively), che lui chiama Vonnie come il suo primo amore (che ironia), e diventa papà. Il ritorno a casa dunque ha reso Bobby un uomo di successo e felicemente sposato, ma il destino, come si diceva prima, è un giocherellone, e proprio al Café Society una sera incontra la sua Vonnie. Rivederla aprirà la scatola dei ricordi, quei ricordi che fanno male perché ci hanno resi troppo felici, rendendosi conto che sarà impossibile richiuderla una volta per tutte.

Una storia d’amore non convenzionale

Café Society

Café Society è una storia d’amore, ma non quello convenzionale dei film romantici che spopolano nella Hollywood di oggi, bensì quelli sarcastici, brillanti e persino amari, a cui ci ha abituato Woody Allen in oltre cinquant’anni di carriera. Questo film è una dedica a tutto ciò che ha sempre amato, la sua città e la sua Hollywood, in quegli anni in cui lui era appena nato. Il sentimentalismo si percepisce nelle movenze di Jesse Eisenberg, nell’umorismo nero dei personaggi, nel lieto fine mancato che lascia un mezzo sorriso ed un senso di nostalgia. La nostalgia di Woody Allen stesso, che prima ci mostrava New York con i suoi occhi sognanti ma anche critici, taglienti e comici, mentre adesso il sarcasmo lascia spazio al romanticismo, quello di un uomo anziano a cui mancano quei tempi d’oro in cui tutto ebbe inizio.

I primi piani sul viso di Kristen Stewart, le panoramiche sulla clientela del Café Society, e la bellissima fotografia di Vittorio Storaro, orgoglio italiano vincitore di ben tre Premi Oscar, rendono Café Society un piccolo gioiellino, in cui anche lo sfondo è perfettamente a fuoco e ricorda un dipinto fiammingo, inondato di luce che mette in risalto ogni dettaglio. Dettagli curati in maniera maniacale per riprodurre alla perfezione quel momento e quel luogo in cui forse Woody Allen vorrebbe tornare, anche solo per una sera.

Ed ecco che Bobby per un attimo diventa Woody, un giovanotto di Brooklyn con tanti sogni e la certezza che quel mondo luccicante gli darà una chance per realizzarli.

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