Cinema

Carol: la recensione del film con Cate Blanchett e Rooney Mara

Titolo: Carol

Anno: 2015 – Durata: 118′

Regia: Todd Haynes – Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Kyle Chandler, Sarah Paulson

Se dicessi che Carol non è un bel film, mentirei. I commenti positivi finora accumulati sono meritati così come le varie nomination ottenute. Chi mi conosce sa quanto io sia scettico nei confronti dei film a tematica LGBT perché temo sempre scadano nel banale o nel troppo politicizzato. Ma Carol non è un film che parla di omosessualità. Non nel senso letterale del termine almeno. È una storia d’amore tra due esseri liberi, due donne profondamente innamorate della vita che si incontrano a metà strada. Sarebbero potuti essere tranquillamente un uomo e una donna, è la sostanza che conta.

Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, Carol racconta di come una giovane aspirante fotografa, Therese Belivet, carol-movie-picsi innamora follemente di una donna dal fascino irresistibile, Carol Aird, interpretata da un’incantevole Cate Blanchett. Carol ha una figlia che adora, Rindy, assieme al marito Harge (Kyle Chandler) da cui sta divorziando, e la cosa non è per niente facile. Harge, ancora innamorato di sua moglie, sopporta il pensiero della relazione che lei ha avuto con Abby (Sarah Paulson) amica fidata di famiglia e successivamente amante di Carol. L’amore per la figlia permette alla coppia di avere rapporti normali, anche se all’estremo della pazienza.

In tutto questo arriva Therese, un “angelo piovuto dallo spazio” come la definirà Carol, una ragazza giovane e confusa che lavora come commessa ai grandi magazzini di New York, dove è ambientata la pellicola. Impegnata sentimentalmente con Richard, un ragazzo buono ma che non la soddisfa, Therese rimane folgorata dallo sguardo magnetico di Carol e non sarà più in grado di farne a meno. E in effetti è quello che succede anche a noi spettatori.

Icate blanchettnquadratura dopo inquadratura anche io cadevo vittima del fascino di Cate Blanchett, innamorato delle sue movenze e della sua ineguagliabile femminilità. È forse questo uno dei tanti meriti del film. La magia che la protagonista sa dare al racconto è unica e irripetibile, e il magnetismo della sua figura che ci lascia a bocca aperta tutto il tempo. Complice una particolarissima ripresa a 16 mm e una colonna sonora di tutto rispetto, Carol è un prodotto ben confezionato e molto piacevole.

Ho apprezzato l’imbarazzo e la timidezza dei personaggi, perché per quanto possiamo discostarci del tema politico, parliamo sempre di lesbismo nel 1952, di intimità e discrezione, e dello scandalo che da sempre le coppie omosessuali suscitano. Rooney Mara è perfetta nel ruolo di Therese, riservata ma incisiva, e incarna bene le situazioni di disagio e sbigottimento che si provano nello scoprirsi innamorati di una persona dello stesso sesso.

Anche se molti non apprezzeranno la lentezza e l’intensità delle scene, io credo che i ritmi personali del film siano gli ingredienti fondamentali che donano al film quella delicatezza ricercata che raramente ho visto in film di questo genere. Il regista Todd Haynes ci ha visto lungo. Non ci sono mai momenti volgari e il sesso è elegantemente ridotto ad un solo fondamentale frammento.

Carol è un film da vedere perché riguarda tutti noi. Non parla di omosessualità ma di entità ed identità sessuale, slegataCarol e libera. La scoperta della purezza dei sentimenti, la tenerezza dei gesti, la naturalità di una passione vera. Perché solo chi ama sa capire la bellezza delle cose che ha, nonostante gli ostaggi.

La storia di una sessualità repressa e costretta a nascondersi ha sempre la sua importanza. La difficoltà di adattare e plasmare la propria natura ad una società che non la capisce è sempre stata presente nella vita di tutti gli omosessuali ed ha costantemente rappresentato una battaglia quotidiana, perché colpisce negli affetti, dove è più difficile difendersi. Ma per una volta non si parla solo di lotta, diritti e società. Per una volta si parla di amore e non di omosessuali, di intimità e non di sesso. Un inno alle cose semplici e, in fondo, a quello che ognuno di noi cerca. Al brivido che tutti vogliamo nella nostra vita, indipendentemente dall’orientamento sessuale. All’amore. Solo amore.

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