12 Monkeys

12 Monkeys: Recensione dell’episodio 1.08 – Yesterday

Nerd (ma assai nerd) moment on. Formulata da Stephen Hawking, la “congettura della protezione della cronologia” asserisce che le leggi della fisica sono fatte in modo tale da impedire i viaggi nel tempo poiché questi potrebbero generare paradossi temporali che violano le leggi stesse. In termini matematici, la congettura si ricollega a quella del “censore cosmico” secondo cui non possono esistere curve chiuse di tipo tempo che non passino per un orizzonte degli eventi perché, qualora esistessero, sarebbe possibile osservare una violazione del principio di causalità e una conseguenza venire prima della causa. In termini molto meno formali, lo stesso Hawking in un articolo del 1992 spiegò la sua congettura ipotizzando un immaginario “Agente Speciale Protettore della Cronologia” che uccida ogni alterazione della linea temporale salvando così il lavoro degli storici (in ciò simile al protagonista di un racconto di Paul Levinson). Nerd (ma assai nerd) moment off.

12Monkeys1x08JonesLa premessa taciuta di “12 Monkeys” è che Hawking abbia torto e Cole possa quindi viaggiare da un momento all’altro dello spaziotempo senza che ciò generi paradossi di alcun genere. La conseguenza implicita è che gli autori possano prendersi una salvifica libertà di ricorrere alla fantascientifica macchina ideata dalla dottoressa Jones per imprimere alla storia le svolte più convenienti allo svolgimento della storyline principale. Solo in questo modo, infatti, Cole può essere ancora presente in questo episodio dopo che il finale di “The Keys” aveva mostrato il missile distruggere il covo di Wexler con dentro il nostro eroe serenamente disposto ad accettare la propria fine come inevitabile pegno da pagare per la distruzione del virus letale. Bastava sapere che la prima stagione è di 13 episodi per immaginare che il mesto addio di Cassie nel finale della scorsa puntata non sarebbe stata l’uscita di scena di Cole e che qualcosa gli autori avrebbero inventato per portare avanti la storia.

L’improba sfida era trovare una idea credibile o quantomeno giustificabile con l’intervento della Jones come deus ex machina. Così avviene, ma onestamente qualche buco resta. Anche sforzandosi di ammettere la plausibilità della sopravvivenza di Cole all’attacco missilistico che ha ucciso tutti in quell’edificio tranne lui, resta da capire come sia possibile che i due contadini ceceni intervengano per soccorrere Cole nel 2015 (possibile se hanno visto l’esplosione), ma siano ancora là nel 2017 in cui si ritrova catapultato dal malfunzionamento della macchina del tempo (perché avrebbero dovuto trovarsi là tra le rovine di due anni prima?). Poco coerente anche il modo in cui il virus sembra iniziare a diffondersi con Aza che tossisce come a indicare un contagio in corso quando invece il missile avrebbe dovuto appunto distruggere il virus nell’incendio successivo alla detonazione. E l’Esercito delle 12 scimmie che ruolo avrebbe quindi avuto se l’Operation Troy era di pertinenza militare? Una falsa pista (come nel film del 1995) o un arzigogolato complesso messo in pausa per ora? Difficile capirlo, ma (come un detto insegna) la speranza è dura a morire e il numero di episodi che restano è abbastanza alto per nutrire quella di capire le risposte a queste domande nel futuro della serie.

12Monkeys1x08CassieFuturo ancora da venire (almeno nella nostra timeline), ma già presente per Cassie e Aaron nel 2015 e Jones e Ramse nel 2043, personaggi diversi ma tutti alle prese con i problemi del proprio passato recente o comunque non tanto remoto da non avere conseguenze sul momento che stanno vivendo. Nel 2015 Cassie deve fare i conti con (quella che lei crede essere) la dipartita definitiva di Cole. L’angolo delle shippers su Telefilm Central avrebbe forse dedicato un po’ di tempo anche ad una possibile liaison sentimentale tra la bella e tenace dottoressa Riley e l’ombroso e determinato uomo del futuro, ma in questo episodio Cassie deve confrontarsi non tanto con la fine improvvisa di un probabile affetto, ma piuttosto con l’ultima pagina di una storia che ha rappresentato la sua vita negli ultimi anni.

Credere che le parole di Cole non fossero il delirio di un folle; rinunciare alla propria carriera; incrinare il rapporto con l’allora amato Aaron; sopportare gli sguardi di derisione di chi una volta la ammirava. Tutto per una fede irrazionale in una storia incredibile. E poi scoprire che l’incredibile non era solo possibile, ma reale. Immergersi in una missione fantascientifica ma di fondamentale importanza per il futuro dell’intero genere umano; barattare con dolorosa fatica le proprie convinzioni morali per assicurare un imprescindibile successo; condannare a morte sicura un amico sincero per la più valida delle cause. L’avventura vissuta con Cole ha profondamente segnato Cassie e non può limitarsi a leggere con distacco la parola fine scritta da qualcun altro con un punto sullo schermo. Deve essere lei a mettere quel punto, a verificare che tutto è davvero concluso, che la vittoria è stata raggiunta, che si può ricominciare da poche ma inderogabili certezze. Come delle rovine solitarie. O un bacio a chi sa ancora amarti.

12Monkeys1x08RamseAmori ritrovati e amori perduti. Come Ramse che, mandato in missione a recuperare un generatore per rimpiazzare quello distrutto della macchina del tempo, ritrova inaspettatamente con l’ancor più inattesa sorpresa di un figlio mai conosciuto. Rivelazione a cui Ramse reagisce in maniera coerente con il carattere mostrato fin qui: nessun rancore per un abbandono doloroso, nessuna recriminazione per essere stato privato del diritto ad una paternità che avrebbe desiderato. Soltanto comprensione e fiducia, sostegno e speranza. Ed è proprio in questo che Ramse si è sempre distinto da Cole. Laddove il viaggiatore del tempo ha sempre ripetuto che nulla era da salvare del 2043, Jose (come scopriamo chiamarsi Ramse) ha invece tenuto accesa una piccola fiammella ed Elena e Samuel sono la dimostrazione che quella luce non andava spenta.

Luce che invece hanno spento da tempo sia Jones che il suo antagonista Foster entrambi animati ancora solo dalla granitica convinzione che l’unica salvezza del mondo moribondo sia quella che loro hanno in mente. Il confronto senza esclusione di colpi bassi tra i due ha il pregio di mostrarci un’altra realtà del 2043. Non solo decadenti edifici dove tetramente si cerca di salvare il mondo distruggendo un orrido presente alterando il pericoloso passato, ma anche lindi laboratori dove scienziati forse troppo ottimisti ricorrono alle ultime tecnologie rimaste per trovare una chimerica cura. Felici le scelte cromatiche e di fotografia che fanno predominare i colori scuri associati ai concetti di fine del mondo e messianica missione negli uffici della Jones, mentre sono quasi abbaglianti le luci chiare e la quiete dei bambini che giocano nella residenza del colonnello Foster. Accantonata la parentesi della West 7, pare che gli autori abbiano deciso di dar ragione ancora una volta a Cole: pochi sono i superstiti dell’epidemia, ma neanche due gruppi che dovrebbero avere uno scopo comune riescono ad andare oltre le reciproche diffidenze preferendo minacciarsi invece che collaborare. Come se davvero solo il male fosse sopravvissuto.

“Yesterday” aveva l’ingrato compito di offrire più di un perché. Perché Cole non è morto ? Perché l’epidemia non è stata debellata ? Perché Cassie può solo illudersi che la vita di prima sia ancora una possibilità?  Perché il 2043 non sarà mai un anno di pace? Tanto più difficile è il compito da affrontare, tanto più indulgente deve essere il giudizio su alcune inevitabili lacune. D’altra parte, anche Hawking non aveva saputo fare di meglio che invocare una congettura ad hoc pur di non affrontare problemi tanto complessi.

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