Supernatural – 6.02 Two and a Half Men

Scrivendo la recensione di Supernatural, la scorsa settimana, Cristiano ha citato uno dei migliori prodotti televisivi di sempre: Buffy. Giustamente lui ha ricordato come la sesta e la settima stagione (più la quinta e la sesta, secondo me) segnino la crescita definitiva dei personaggi, la loro maturazione, e come ci regalino quindi l’apoteosi e il punto forse più alto della serie di Whedon. Ora io colgo il suo assist e faccio un passetto in più continuando nel paragone tra le due serie, anche e soprattutto perché queste prime due puntate della sesta stagione mi permettono di divagare un po’ sul personaggio di Dean.

Quello che ha reso grande la serie di Whedon è stata anche la sua gestione dei personaggi, il modo in cui sono cresciuti in maniera credibile assieme al pubblico che li guardava. Supernatural invece non ha mai fatto di questo il suo punto di forza. Supernatural è una serie di azione, con dei bei tocchi splatter, con una trama quasi sempre avvincente, un ottimo crescendo gestito nelle cinque stagioni programmate e con due bei protagonisti che coprono l’intero range di sbavazzamento sanbernardiano dello spettatore (soprattutto spettatrice) medio. Punto. I suoi personaggi non sono mai stati particolarmente sfaccettati, anzi, e il povero Dean, quello stesso Dean che ora gli sceneggiatori mi stanno maltrattando, era forse il più monodimensionale dei personaggi monodimensionali della serie. Non fraintendete, a me piaceva questo stile un po’ fumettistico, senza troppi toni grigi, mi piaceva identificare Dean con il cowboy del nuovo millennio, con il macho che ascolta certa musica, usa le armi, fa le battute, ha una sua morale assolutamente definita. L’uomo che non deve chiedere mai, prima spara e poi pensa, che ha un’estrema coerenza di pensiero e azioni, l’uomo che ogni tanto fa irritare la donna liberale e possibilista che è in me quando sfoggia il suo machismo con troppa arroganza. Ma, insomma, va bene anche così, che si sa che a noi donne ogni tanto ci piace l’uomo maschio, non solo quello ultra sensibile.

Ma dopo la quinta stagione Dean si crede solo, abbandona la caccia per seguire l’ultimo desiderio del fratello, e avrei potuto accettarlo se fosse finita lì, con quella finestra illuminata all’ultima scena (e possibilmente senza Sam risorto a rompere le scatole) perché in fondo rispondeva alla logica del personaggio “sacrificarsi” ancora, un’ultima volta, per seguire il desiderio del fratello e invecchiare in una vita mediamente noiosa, privandosi della morte gloriosa degli eroi, durante la battaglia. 

Purtroppo, però, in barba al lirismo che un finale così avrebbe lasciato alla serie, le ragioni economiche hanno spinto al rinnovo di Supernatural per un’altra stagione e, così facendo, hanno lasciato agli sceneggiatori una bella gatta da pelare: far convivere il macho Dean, con il padre di famiglia Dean.

 

 

Momento demotivational: quadratino nero con l’immagine di Dean che copre l’impala e la scritta “Sceneggiare Supernatural: lo stai facendo male”.

 

 

Due sole puntate e mi sembra che Dean si sia perso in una zona grigia e indefinita, privato persino della capacità di prendere decisioni, lui che alcune stagioni fa si sacrificava per il fratello in un batter d’occhio e non aveva remore a sfidare angeli di ogni ordine e grado, lui, quello stesso Dean (o almeno così vogliono raccontarci) ora non sa scegliere se proteggere la nuova o la vecchia famiglia. E se da una parte il dilemma morale è comprensibile, due affetti a confronto, dall’altra è incompatibile con il personaggio che fino ad ora abbiamo conosciuto. Un Dean che non sceglie, che aspetta e si lascia trascinare dalla corrente.

Sul piano della pura trama quest’episodio è nella media. Mi sembra di essere tornata a qualche stand alone episode delle scorse stagioni: divertente ma nulla di più. In pratica uno shapeshifter rapisce bambini uccidendo i genitori, e quando uno di questi bambini, fortunosamente, si salva e finisce nelle manone di Sam, questi chiama in aiuto il fratello. Loro due, assieme alla banda famigliare, scopriranno che in realtà anche i bambini sono shapeshifter e, in uno scontro finale con l’alfa monster (l’unico, il vero, l’orginale e a quanto pare indistruttibile shapeshifter che tenta di rimpolpare le fila della propria razza) soccomberanno almeno parzialmente, perdendo il bambino e vedendo il mostro uscire dalla porta praticamente incolume.

Sul lato dei pregi di questa puntata ci metto sicuramente gli occhietti luminosi dei demoni sullo schermo della cassa del supermercato e Dean che canta la ninna nanna al piccolo demone, ma i difetti, soprattutto narrativi, di questo inizio stagione sono troppi per riuscire a raggiungere la sufficienza.

Voto finale: cinque e mezzo, perché queste due prime puntate faticano a tenere il passo con la bella storia che ci siamo lasciati alle spalle, e perché quel breve accenno di nonno Cambell al telefono non è sufficiente a ridestare in maniera convincente il mio interesse.

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