Sex and The City 2

Sono tornate! Carrie (Sarah Jessica Parker), Miranda (Cynthia Nixon), Samantha (Kim Cattrall) e Charlotte (Kristin Davis) si sono di nuovo mostrate sul grande schermo al pubblico di affezionati fan che ha seguito le loro avventure e disavventura durante sei lunghe stagioni televisive e nel primo film.

La pellicola si apre con il botto con un matrimonio tra Anthony (Mario Cantone) e Stanford (Willie Garson) all’insegna del glamour con una strepitosa sequenza canore e danzereccia in cui appare una vera e propria icona gay: Liza Minnelli. L’atmosfera gioiosa felice traghetta lo spettatore per i primi minuti del film in cui si riprende a familiarizzare con il cast dello show che ha tenuto compagnia ad un vasto pubblico per tanti anni.

 

Esaurito il matrimonio si torna al punto centrale del film che mostra quello che è successo dopo il matrimonio tra Carrie e Big. A quanto pare la vita non è facile nemmeno in Paradiso…

Se lo show che andava sul piccolo schermo narrava le peripezie delle quattro amiche sempre alla ricerca del vero amore con cui condividere il resto della vita ed il primo film mostrava i problemi in cui si può imbattere quando questo veniva trovato, il secondo film racconta quello che viene dopo il fatidico “sì”. Carrie dopo aver sposato Mr.Big deve ora fare i conti con il cosiddetto “resto della vita”, cioè con la quotidianità di un rapporto matrimoniale, lì dove ormai si sono spente le luci del corteggiamento ed sono stati riposti i lustrini di una cerimonia da favola.

Bene, la vita sembra più simile alle previsioni del tempo che ad un romantico film d’amore. Carrie si confronta infatti con un Mr.Big che preferisce il divano e la televisione alle serate mondane, che ama la tranquillità della sua casa rispetto al jet set newyorchese. Inutile dire che Carrie, sempre così party girl alla moda, non è affatto d’accordo con un tale approccio alla vita e ciò porterà ai primi dissapori tra la coppia.

In ogni caso Carrie riuscirà a portare di peso Big alla presentazione del film dell’ex di Samantha e qui gli eventi prenderanno una piega fiabesca per le quattro amiche che si guadagneranno una permanenza da sogno ad Abu Dabi, ove Samantha si è dovuta recare per motivi professionali.

Il tempismo della vacanza è perfetto: ognuna delle quattro protagoniste è più che felice di lasciare i problemi a New York e tuffarsi in una vacanza all inclusive.

Ad esempio Charlotte sta provando sulla sua pelle e sui suoi costosi vestiti che la maternità non è fatta di sole gioie e che due piccoli pargoli possono talmente snervarla da farla chiudere in uno stanzino a piangere come una bambina. Fortunatamente arriverà una tata molto brava a darle una mano, c’è solo un problema: la bambinaia è una ragazza di vent’anni, Erin (Alice Eve), irlandese, bionda, bella, giovane, molto procace e con un odio atavico per i reggiseni, cosicché ogni volta che salta e gioca con i bimbi trasforma il suo corpo in uno spettacolo degno di baywatch, ipnotizzando gli sguardi degli uomini.

In ogni caso, pur impaurita dal lasciare il marito solo con l’avvenente tata, anche Charlotte si prenderà una pausa dalla famiglia.

Intanto Samantha ha dimenticato il fallimento del suo rapporto stabile e si fionda ad Abu Dabi per dare il meglio di sè e cacciare quanti più maschi possa, mentre per Miranda i guai risiedono in campo lavorativo con un socio anziano del suo studio che la ostacola in tutti i modi e la porta presto alla nevrastenia.

Con l’arrivo ad Abu Dabi Sex and The City 2 si trasforma e cominciano le note dolenti per il film, che sembra trasformarsi in una sorta di fotoromanzo in cui la città mediorientale è un’accozzaglia di clichet sul mondo arabo ed il colore di fondo non è altro che l’oro, per sottolineare l’atmosfera ricca, da sogno, ma artificiale quanto una brutta parrucca, in cui le quattro amiche sono immerse.

E’ questo il punto in cui Sex and The City perde se stesso, la storia continua su binari piuttosto prevedibili: Carrie incontra Aidan (John Corbett), sua vecchia fiamma, ci esce a cena assieme e lì ci scappa un bacio, che la ragazza confessa a Mr.Big dando il via ad una crisi difficilmente recuperabile. Anche in questo caso le scelte registiche risultano scontate con una New York a tinte grigie che fa da contraltare allo splendore da sogno di Abu Dabi, quasi a voler significare che la Grande Mela rappresenta la realtà fatta di problemi, scura e sporca, mentre l’oro è il viaggio, il sogno che prima o poi dovrà finire.

Le tematiche sembrano aver preso davvero la piega del fotoromanzo o della soap opera con tematiche piuttosto elementari, senza sfumature o sottintesi.

Intanto il film scorre tra un colazione nel deserto dorato che sembra uscito da uno spot pubblicitario ed una cena in grande stile; c’è pure tempo per una godibile performance canora di tute e quattro le protagoniste del film in una sessione di karaoke che dà molto lustro alle voglie sessuali di Samantha, la quale, più che una donna che vuole vivere liberamente e con personalità i suoi desideri sessuali, sembra un’assatanata indefessa priva di qualsivoglia spessore.

Intanto, per ravvivare un po’ il film, gli sceneggiatori hanno pensato bene di far perdere a Carrie il passaporto in un tipico mercato arabo. Anche in questo caso i clichet la fanno da padrone con il suk che non ha nulla di realistico, a sembra solo l’interpretazione ideale di chi in un mercato arabo non c’è mai stato.

Alla fine è tempo di tornare nella grigia New York dove i problemi sono rimasti ad attendere le nostre eroine: Carrie deve affrontare Mr.Big, Charlotte le sue figlie e soprattutto la tata, Miranda il suo socio anziano cattivo e Samantha la sua sfrenata voglia di esercizio fisico ed il desiderio di trovare l’uomo giusto.

Inutile dire che, alla fine, come tutte le favole che si rispettano tutto andrà per il verso giusto magicamente, rendendo pressoché inutile la permanenza delle quattro ad Abu Dabi, sequenze montate giusto per far durare il film tanto da renderlo un lungometraggio e, senza portare ai personaggi la crescita e l’evoluzione caratteriale per la risoluzione dei loro problemi personali.

Nel film non c’è spazio per il fallimento o per i cattivi finali e tutto va per il verso giusto magicamente, senza l’intervento delle nostre eroine: Charlotte scopre che la tata è omosessuale, per cui potrà continuare a darle una mano senza paura che si infili nel letto del marito, Samantha troverà l’uomo che la fa star bene dentro e fuori dal letto, Miranda lascia il lavoro e ne trova un altro che le si confà, mentre anche per Carrie e Big, le cose si mettono bene.

In definitiva Sex and The City 2 è un film che risulta godibile e divertente, ma che ha tradito la verosimiglianza che aveva reso la serie televisiva un must assoluto ed ha completamente dimenticato le basi sui si sono poggiate le sei stagioni che hanno reso lo show televisivo un vero e proprio cult.

I personaggi sono fin troppo spesso le caricature di quello che hanno rappresentato un tempo e gli autori hanno troppo spesso sottolineato solo gli aspetti più buffi del loro carattere, ad esempio in Samantha, esasperandoli e spogliandoli da ogni funzione che non fosse la grassa risata.

Da notare qualche cameo simpatico come quello di Miley Cyrus e di Penelope Cruz che però non aggiungono niente ad un film che rappresenta un epitaffio poco decoroso per una serie cult al femminile.

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