Battlestar Galactica: l’amore che move il sole e l’altre stelle

0 comments, 21/06/2010, by , in Recensioni

“Il nostro obiettivo è nientemeno quello di reinventare la fantascienza televisiva” – Ronald D. Moore

Avranno sicuramente strabuzzato gli occhi i produttori e colleghi di Moore quando nel lontano 2003 si trovarono di fronte alla bozza di progetto del remake della serie Battlestar Galactica. Non si voleva infatti solo riprendere le tematiche di una classica serie fantascientifica di fine anni ’80, caratterizzata da robot, varie razze aliene e personaggi stereotipati e monodimensionali, capaci di mettersi a giocare e scherzare al Casinò dopo che i cylon avevano spazzato via la maggior parte del genere umano, ma reinventarla completamente, raccontare la storia da un punto di vista realistico, quasi paradossale per una serie di fantascienza. Il dolore per la distruzione delle 12 colonie ora lo si vede, lo si sente e i personaggi sono costretti a conviverci.

Non ci sono alieni rettiloidi o chissà che altra bizzarra creatura, l’uomo è solo nell’universo nella lotta di sopravvivenza contro i cylon, robot da lui stesso creati che gli si sono rivolti contro. Più che una serie di fantascienza questo nuovo Battlestar Galactica è una maestosa opera naturalistica che mette in primo piano i personaggi, in cui, indipendentemente dal contesto fantascientifico in cui si muovono, gli spettatori possono immedesimarsi, ma soprattutto un’ allegoria della nostra società, così come fece secoli fa Dante Alighieri nella sua opera allegorica per eccellenza.

L’allegoria  si estende anche all’arrugginita ma stoica Galactica, che funge da teatro, cassa di risonanza delle sofferenze, dei problemi, dei giochi politici, delle relazioni dei personaggi.

Battlestar Galactica come la Divina Commedia va considerato come un viaggio allegorico dell’umanità che attraverso il doloroso inferno della caduta delle 12 colonie, le sofferenze del purgatorio di New Caprica e la Terra giungono alla paradisiaca salvezza dei cieli azzurri della Terra 2.

Dante è l’unico che si fa portavoce della salvezza universale nella Divina Commedia, in Battlestar Galactica ogni personaggio con la sua storia e azione è parte integrante del disegno finale. La straordinaria complessità dell’opera fa sì che ci siano più di un Dante, e che durante la serie ognuno di loro compia a sua volta un complesso e straordinario percorso esistenziale, morale e religioso.

Non ce ne vogliano Gaius Baltar, Laura Roslin, o chi altro, ma c’è un personaggio,  bistrattato dal pubblico e dagli eventi stessi, che più di altri ha cercato di trovare il proprio posto nel mondo (se mondo si può chiamare un’arrugginita Battlestar e una manciata di navi): Lee Adama.

Lo abbiamo visto Capitano, poi retrocesso Tenente dalla Cain, poi promosso Comandante della Pegasus, poi Maggiore sul Galactica. Lo abbiamo visto arrivare sbarbatello sul Galactica a bordo del suo Viper, poi ingrassato dopo i mesi di riposo e depressione post-insediamento su New Caprica, poi nuovamente in forma saltellare su un ring. Una persona che voleva sempre fare la cosa giusta, ma mai quella sensata.

La morte di Beatrice e la crisi degli ideali politici getta Dante in una selva oscura, la morte di Kara porta alla luce la da sempre latente insofferenza di Lee verso l’uniforme e il padre.

Quando neanche più la moglie Dualla riesce a comprenderne le gesta, ecco arrivare il virgiliano Romo Lampkin, avvocato scaltro e irriverente, allegoria della ragione che porta Lee e l’intera flotta per la prima volta a fare i conti con i sensi di colpa per le migliaia di persone lasciate indietro durante la guerra. Per compiere l’ultimo tratto del viaggio verso la salvezza dell’anima però la ragione, come Head Six ha ripetutamente insegnato a Baltar e come gli eventi ci hanno mostrato, da sola non è sufficiente.

“Non credo che gli angeli appaiano sotto qualche forma mistica o spettrale. Gli angeli prendono l’aspetto di coloro che ci sono più vicini e più cari, coloro che possono capire i nostri dubbi, e le nostre sofferenze, e le nostre tribolazioni, e ci portano sulla strada dell’eterna salvezza” – Gaius Baltar

Beatrice e Kara, allegoria della fede, non più mortali ma creature angeliche, tra nubi e canti, appaiono ai sorpresi Dante e Lee con la promessa di portare l’umanità verso la destinazione tanto agognata e nel contempo aiutarli a recuperare la propria identità.

Ma se Beatrice è una classica figura angelica, soave e pura, che si muove ormai all’interno del mite paradiso, Kara Thrace resta sempre Kara Thrace, condannata a vivere nel purgatorio altrui, a intervenire con la forza quando Gaeta e Zarek stanno per rigettare tra il fuoco dell’inferno quello che resta del genere umano, e rimettere tutti in carreggiata.

“La vita ha una melodia, Gaius. Una serie di note che diventa la nostra esistenza quando sono suonate in armonia con il piano di Dio.” – Head Six

Secondo i filosofi greci  l’essere umano non è altro che un tormentato campo di battaglia fra corpo e anima e solo grazie ad un intervento divino la seconda può liberarsi dalla prigione della materia. Kara diventa così la figura dell’uomo spirituale classico, colui che è stato elevato da Dio ad un livello superiore per permettere la salvezza  della propria anima e dell’umanità stessa, facendo leva su quella che è una componente fondamentale, secondo gli studi antichi e Dante stesso, dell’anima umana: la musica.

E’ possibile notare una certa tonalità della Divina Commedia, dai suoni aspri e sordi dell’inferno, alla musica che come una brezza inizia a soffiare sulle anime del purgatorio diventando sempre più una chiara melodia. In Battlestar Galactica il procedimento è il medesimo: la musica ne è una parte imprenscindibile, un eco lontano che poi diventa sempre più percettibile prima dai final four, poi dall’angelo caduto Kara Thrace… anime che poco a poco trovano l’accordo con se stesse e con il cosmo.

Nel Paradiso Dantesco, così come voci diverse producono dolci note, i diversi gradi di beatitudine creano l’armonia delle anime. In Battlestar Galactica Kara raggiunge il culmine del suo percorso associando alle note di All Along The Watchtower i numeri delle coordinate per compiere il salto che porta la flotta coloniale verso la nuova Terra.

“La bellezza della fisica. Il prodigio della matematica. L’esaltazione dell’azione e reazione. E questo e’ il genere di perfezione alla quale voglio venire associato.” – Samuel T. Anders

La cosmologia di Dante e Moore si rifà alla concezione pitagorica secondo cui le sfere celesti a causa del loro movimento, emettono una musica continua e costante, un’armonia celestiale e che tutto l’universo sia regolato da Dio attraverso la giusta proporzione tra numero e musica.

Non va dimenticato che Pitagora era un accesso credente della trasmigrazione delle anime, secondo cui l’anima era immortale e condannata da un peccato originale a trasferirsi da un corpo all’altro, il cui ciclo di reincarnazione non sarebbe stato interrotto finché l’anima non si fosse purificata.

“C’e’ un’altra forza all’opera, qui. C’e’ sempre stata. E’ innegabile. Tutti l’abbiamo sperimentata, tutti i presenti sono stati testimoni di eventi che non possono comprendere, per non dire spiegare, in termini razionali. Enigmi spiegati attraverso profezie. Sogni, inviati a pochi prescelti. I nostri cari… morti… risorti. Sia che lo vogliamo chiamare Dio, o Dei, o una qualche sublime ispirazione, o una forza divina che non possiamo conoscere o capire, non importa. Non importa! E’ qui! Esiste. E i nostri due destini sono intrecciati al suo volere. Dio non è dalla parte di nessuno. Dio è una forza della natura oltre il bene e il male. Il bene e il male li abbiamo creati noi. Volete spezzare il ciclo… spezzare il ciclo di nascita, morte… rinascita, distruzione, fuga, morte… beh, questo sta a noi. Sta soltanto a noi. E’ necessario un atto di fede.” – Gaius Baltar.

I cylon in quanto figli dell’umanità, sono portatori del peccato originale finendo per compiere gli stessi errori distruttivi dei padri e le cui anime immortali necessitano anch’esse di essere salvate. Kara, l’anima eletta che ha travalicato i confini della morte, interrompe il ciclo di download dei cylon e consegna nelle mani di Baltar prima e di Lee poi il destino delle 13 tribù di Kobol, ormai un solo popolo unito dalla medesima speranza chiamata Hera.

E’ una sublime, magari non voluta, coincidenza che il viaggio comune di Kara e Lee si concluda nello stesso modo di Beatrice e Dante che ormai dentro il Paradiso guardano in silenzio il sole. Il poeta si volge verso Beatrice in cerca di ulteriori spiegazioni, ma essa non c’è più, è tornata nell’empireo accanto ai santi. Dante commosso ringrazia e dà definitivamente l’addio al suo angelo.

La multidimensionalità di Battlestar Galactica, permette a Ron Moore aiutato dalla maestria del compositore Bear McCreary, di donare allo spettatore la capacità tanto cara ai suoi personaggi, quella di proiettare le proprie sensazioni ed emozioni scaturite da ciò che viene visto e ascoltato per farle muovere, agire nel modo e nel significato più congeniale a ciascuno… dare quindi  in definitiva una chiave di lettura personale, evadendo da quello che di primo acchito sembra essere un finale sbrigativo, privo di quelle risposte concrete tipiche di quella classica fantascienza televisiva a cui eravamo abituati.

“Come il geometra che si concentra con tutte le sue facoltà mentali per trovare l’esatta misura del cerchio, e, per quanto pensi, non trova il principio di cui ha bisogno, in questa stessa situazione mi trovavo io di fronte a quella visione straordinaria: volevo comprendere come l’effigie umana si adattasse alla forma del cerchio e come potesse trovarvi luogo; ma le mie ali non potevano farmi volare tanto in alto: se non che la mia mente fu percossa da un’illuminazione per mezzo della quale avvenne ciò che essa desiderava. A questo punto alla fantasia, che si era innalzata a tanto , venne a mancare la forza: ma già ogni mio desiderio e ogni mia volontà, erano mossi come ruota che gira con moto uniforme, da Dio, l’amore che imprime movimento al sole e alle altre stelle.” – Dante Alighieri, Paradiso XXXIII.

Fonte: Telefilm-Central Fanzine numero 6

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