12 Monkeys

12 Monkeys: Recensione della terza stagione

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La prima considerazione da fare, prima di iniziare a parlare della terza stagione di 12 Monkeys, è sicuramente il modo in cui Syfy ha deciso di rilasciare la terza stagione.
L’idea sostanziale era mandare in onda tre capitoli auto-conclusivi in tre serate, quindi non una vera stagione strutturata per il binge whaching.

Non ci dimentichiamo che se è vero che le stagioni si maratonano da sempre, il vero binge watching è nato con l’avvento di Netflix, che struttura a livello narrativo le stagioni per renderle “divorabili”, dove un episodio tira l’altro.
La terza stagione di 12 Monkeys in realtà non sembra studiata con questo intento e l’impressione arrivati a metà è che una programmazione diluita avrebbe sicuramente giovato alla suspense e ci avrebbe permesso di partecipare in modo più empatico alla storia dei personaggi, com’era successo con la bellissima e intensa seconda stagione.

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Una famiglia disfunzionale in lotta

Il tema portante della stagione è la famiglia. Una famiglia biologica, quella che Cassie e Cole hanno creato nel famoso day of tomorrow nel 1950, in una timeline che Cole pensava di aver cancellato sacrificando così il suo unico momento di felicità. In realtà così non è stato, perché dalla loro unione è nato Athan, cioè “il temuto testimone”.

12 Monkeys parla anche di una famiglia non di sangue, quella tra la dottoressa Jones, Ramse, Jennifer Goines, Deacon. In lotta nel momento in cui gli obiettivi di Cassie e Cole cambiano rispetto al gruppo. La morte del Testimone come risoluzione di tutti mali, non è più la scelta che due genitori possono seguire.

Nel corso egli episodi viene costruita una coerente mitologia del Testimone, riprendendo le fila proprio dove avevamo lasciato la scorsa stagione. Ora la missione di Cole e Cassie, dopo aver accettato il loro figlio, è salvare Athan dal suo destino di uomo arrabbiato e vittima allo stesso tempo dell’esercito delle 12 scimmie.

La stagione però è anche molto divertente, grazie soprattutto a Jennifer Goines che ci regala più di un siparietto esilarante, equilibrando bene il tenore della serie.

Chi è il Testimone?

Gli ultimi due episodi della stagione sono concentrati proprio sulla costruzione del personaggio del Testimone. Probabilmente questo è l’aspetto che mi ha sorpreso di meno e, anzi, ho trovato le motivazioni alla base della “furia” del testimone poco originali.
Ci viene mostrata la lotta di Athan per salvare la donna che amava, grazie al giubbotto (grande novità della stagione, che mette in secondo piano la macchina inventata dalla Jones) che gli permette di spostarsi nel tempo. Ogni tentativo però si scontra con il destino della donna, quello cioè di morire inevitabilmente. E così che Athan si trasforma nel Testimone, colui che vuole creare un luogo fuori dal tempo, appunto Titans, dove la sofferenza non esiste.

Praticamente il temuto Testimone è stato trasformato in un Man in pain per la morte della sua compagna. Mah.
Qui però s’inseriscono Cassie e Cole che spezzano e cambiano il destino del testimone, scoprendo poi di essere state delle semplici pedine di una fazione che voleva il vero testimone morto e al suo posto Olivia.

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Una terza stagione avvincente e piacevole che però non raggiunge, a mio avviso, le vette della seconda stagione. Qui c’è l’esigenza di voler raccontare tanto e forse troppo, accorciando i tempi fisiologici di cui la costruzione di alcune storie avrebbe bisogno, manca un po’ di pathos, di sentimento. 12 Monkeys sin dall’inizio sono stata molto di più di un semplice sci-fi, i sentimenti e le motivazioni dei personaggi guidano la storia. La storia d’amore, nel vero senso del termine è mancata un po’.
Il sentimento genitoriale di Cassie e Cole ci viene spiegato, ma lo sentiamo poco perché alla fine è tutta una corsa un po’ troppo forsennata. Come mi sfugge anche la messa in terzo piano delle daughter che voltano letteralmente le spalle alla madre. Hannah, non si sa perché, prende di fatto il ruolo di guida dell’esercito delle figlie. Sono certa che questi difetti sarebbero saltati all’occhio in modo molto più sfumato se sci fy avesse scelto una messa in onda classica.

Tutto sommato, 12 Monkeys si conferma una serie godibile da vedere. La prossima sarà l’ultima stagione, mi aspetto una chiusura scoppiettante. E voi?

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